Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia politica. Secolo XX
anno <2000>   pagina <275>
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// Partito Democratico Costiturgonaf 275
gruppo in una posizione sostanzialmente ministeriale.224* L'assunzione di alcuni Dicasteri solo in parte ha significato la ripresa dei temi caratterizzanti la politica zanardelliana. Se da un lato, infatti, riemergono l'irredentismo, la sensibilità dello statista bresciano verso i problemi inerenti al progresso dell'agricoltura, al miglioramento delle condizioni dei lavoratori, all'esten­sione dell'alfabetizzazione, alla questione meridionale, alla riforma giudizia­ria, altre istanze, come l'accentuato laicismo, l'organizzazione partitica della Sinistra, l'antitrasformismo, la privatizzazione delle ferrovie, vengono messe in sordina. L' elasticità della politica gìolittiana offre ai democostituzionali maggiori vantaggi rispetto alla rigidità zanardelliana.
Si è notato come il dato di fondo del parlamentarismo italiano fos­se il funzionamento tutto incentrato sulla maggioranza nel suo insieme e sull'insieme delle opposizioni, oppure sui binomi governo-deputati/governo-maggioranza; e questo dato di fondo contribuiva molto ad ostacolare la costruzione di un sistema partitico moderno e nelle strutture e nel funzio­namento .225) Si è altresì osservato come l'esistenza della Maggioranza, piuttosto che del partito pareva (...) favorire il raggiungimento degli obbiet­tivi che Giolitti aveva, nella prospettiva di un allargamento delle basi di consenso dello Stato liberale: integrazione del movimento operaio, assimila­zione dei radicali, inserimento dei cattolici .22r>) Il sistema elettorale maggio-ritario-uninorninale, poi, costringe i deputati ad ascoltare le richieste pro­venienti dal collegio, la cui soddisfazione spesso permette la rielezione. Tutto questo rende difficoltosa, per non dire impossibile, un'organizzazione nazionale della politica.
Il venir meno in non pochi deputati del P.D.C, del laicismo dello stati­sta bresciano deriva dal peso crescente che i cattolici vanno assumendo nella vita politica italiana e dall'impossibilità per i candidati liberali (di Sinistra o Destra) di prescindere da questo. Le amministrazioni locali hanno confermato il ruolo di laboratorio di alleanze anche differenti da quelle a livello nazionale. Si è assistito in campo democostituzionale ad una serie diversa di atteggiamenti sul piano locale e nazionale, lontana da una caratte­rizzazione laicista tout-court. ora si sono accordati con l'Estrema Sinistra in senso laicista e anticlericale (Brescia, Roma); ora contro cattolici e socialisti
22*) Oltre ai due momenti in cui si crea una frattura all'interno del partito, cioè du­rante la discussione sulla mozione Bissolati, in particolare sull'emendamento Moschini, e sulla politica estera, è da ricordare la posizione critica nei confronti del Governo di Galim­berti, Marrinij Moschini, M. Ferraris, Talamo e Woliemborg.
H; ULLRICH, Uorganìaìone politica dei liberali cit., p. 436.
2M) P.L. BALUNI, La Destra mancata cit., p. 211.