Rassegna storica del Risorgimento
GAROSCI ; ALDO ; RICORDO
anno
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2000
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pagina
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277
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AMICI SCOMPARSI
RICORDO DI ALDO GAROSCI
Il 3 gennaio è morto a Roma Aldo Garosci: aveva compiuto da alcuni mesi 92 anni, essendo nato a Meana di Susa (Torino) il 13 agosto 1907. Viveva ormai ritirato in ragione dell'età avanzata e delle non buone condizioni di salute, ed è forse per questo che la sua scomparsa non ha avuto la risonanza che la figura e l'opera dell'uomo avrebbero certamente meritato.
Chi scrive queste brevi note ha avuto con Garosci un periodo di intensa e pressoché quotidiana collaborazione, quale può essere quella del segretario di un partito (il PSU poi PSDI) col direttore del giornale del partito stesso (l'Umanità) negli anni 1969-'72, anni che appaiono ormai lontani e furono particolarmente travagliati nella vita del paese. È quindi con un sentimento di ammirazione e di affetto profondo per lo scomparso che cerco di tratteggiarne le caratteristiche essenziali, riserbando una particolare attenzione, come è giusto in questa sede, allo storico del Risorgimento, che fra l'altro, fece parte per molti anni del Consiglio di Presidenza dell'Istituto.
In lui lo studioso e l'uomo d'azione riescono a fondere indipendenza e libertà di giudizio unite al rigore morale con la passione e l'impegno politico. L'esame della sua opera è quindi strettamente legato alla sua biografia che in estrema sintesi cercherò di riassumere.
Studente a Torino, a 18 anni, grazie ad amicizie familiari, Garosci ha il primo incontro con Benedetto Croce, da lui stesso ritenuto decisivo per la sua formazione intellettuale.
La sua scelta antifascista risale all'assassinio di Matteotti; già nel marzo del '28 si trova con Alessandro Galante Garrone, Alessandro Agosti, Livio Bianco a difendere Francesco Ruffini aggredito dai fascisti all'Università di Torino.
Nel 1930, dopo che gli arresti hanno decapitato il gruppo italiano di Giustizia e Uberto (cadono Rossi, Bauer e Parri), Garosci comincia la pubblicazione, con Mario Andreis, del foglio Voci d'officina, marcatamente operista e con forti venature gobettiane. La tiratura, a mano, era di circa 1.200 copie e il giornaletto arrivò ad avere una buona diffusione nelle fabbriche torinesi. Pochi i numeri pubblicati (appena tre), anche perché nel gennaio 1932 (il giorno 13) Garosci fugge a Parigi per sottrarsi all'arresto. In questi