Rassegna storica del Risorgimento
GAROSCI ; ALDO ; RICORDO
anno
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2000
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pagina
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283
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Libri e periodici 283
dello Strazzullo, quanto invece per il itgore della ricerca, per la quantità del materiale spulciato, in buona parte inedito, e per la coerenza del ragionamento storico-critico impostato e portato a termine con una metodologia problematica di notevole impegno. Così la figura di Leopoldo de Gregorio, marchese di Squillace, trova collocazione veritiera e giusta in un periodo abbastanza movimentato della storia europea.
Se consideriamo che il ministro di Carlo di Borbone nasce a Messina il 23 dicembre 1699 e muore a Venezia nella sua villetta di Dolo il 13 settembre 1785 (viene sepolto a Venezia nella Chiesa degli Scalzi), ci è agevole renderci conto del percorso di storia fatto e della consistente incidenza avuta nell'attuazione del riformismo carolino. D'altra parte, ci è facile riflettere sulla buona tenuta politica e diplomatica del personaggio, valutando gli intrighi di corte del tempo ed il peso di talune personalità di spicco, di certo non soverchiamente inclini alla faciloneria e all'accondiscendenza.
Lo stesso Bernardo Tanucci, che ha contrasti di notevole portata con il de Gregorio, ne incoraggia la politica di riforma, come risulta da diverse lettere che gli manda; in particolare, in una missiva del 3 marzo 1761 da Caserta annota: La divina provvidenza, che per tante impensate vie ha portato il Re al governo di cote-sta negletta monarchia, mostra di avervi portata la luce, e la redenzione. Si riferisce alla Spagna e dà ammonimenti ben precisi: Non sarà né impossibile, né diffìcile al Re la riforma, e lo spennare quelle cornacchie di Esopo, che con tante inique leggi di commercio si son rivestite delle altrui penne. Conosco che è necessario tempo, e saviezza, e anche sofferenza, perché la riforma, che si voglia far tutta in un tempo, non porti guerra. I risultati si hanno, e veramente buoni; ma le pene non mancano, e soprattutto la nomea di essersi arricchito in poco tempo e di voler essere oltremodo intraprendente. Lo stesso Tanucci in meritò annota in una istruttiva lettera al duca di Losada: I riformatori devono essere trasparenti, continuare ad esser poveri, venendo poi arricchiti dai sovrani una volta terminata la loro opera .
Siamo al tempo della rivolta popolare di Madrid, poco prima del ritorno a Napoli. La vita del marchese di Squillace si snoda così tra alti e bassi in una successione di vicende che ben si stagliano sul quadro storico europeo di riferimento. Il de Gregorio conosce Carlo di Borbone quando il re entra a Messina vittorioso il 10 marzo 1735 e il 3 luglio successivo dall'arcivescovo nel duomo di Palermo viene incoronato sovrano delle Due Sicilie? È un interrogativo cui è difficile dar risposta; ma fatto certo è che la guerra di successione austriaca costituisce l'occasione per mettere a prova le capacità del marchese di Squillace. Da qui si avvia la parabola della vita politica del de Gregorio, la quale viene scandita da tappe di buon successo: gli esiti delle scelte economiche, l'assunzione del ministero delle finanze le tre segreterie del 1755, i risultati nel campo del commercio e delle dogane, i contrasti con il Tanucci, la partenza per Madrid con il Borbone che diventa Carlo III di Spagna, le continue chiamate, l'alleanza con la Francia contro l'Inghilterra del 1762, la carestia del 1764, la rivolta popolare madrilena, il ritorno a Napoli, le relazioni con il Vanvitclli, l'azione di ambasciatore di Spagna a Venezia.
Un buon numero di documenti inediti afferenti alla paziente e positiva ricerca viene pubblicata dallo Strazzullo in appendice al suo saggio: è la riprova dell'im-