Rassegna storica del Risorgimento
GAROSCI ; ALDO ; RICORDO
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2000
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Libri e periodici
Pio VII j discorsi nei Circoli costituzionali, intorno agli alberi della libertà e durante pranzi patriottici. Questi costituiscono la gtan parte degli ottanta documenti del periodo giacobino nell'ex provincia pontificia di Romagna, qui raccolti per la prima volta dal Mengozzi e secondo un ordine sistematico. Il che già permette al lettore avvertito di uscire da quella tendenza, assunta da molte ricerche in materia, di sfogliare e risfogliare gli stessi testi, che poi sono le classiche antologie dei giacobini italiani. Ciò è senz'altro un primo merito del lavoro di Mengozzi, che apporta materiali non conosciuti al circolo degli studi. Un vasto materiale d'archivio, appunto, che viene a rappresentare senz'altro un test della cultura media e della creatività del giacobinismo in periferia, sempre che si prenda questa nozione di non centralità come dialettica. Di qui provengono, infatti, Vincenzo Monti, Paolo Costa, Melchiorre Missirini, Giuseppe Compagnoni, e solo per citare i più noti. Ma sarà ancora la periferia a nutrire di iniziative il centro milanese allorché fu stretto dalla revisione moderata di Bonaparte.
In ogni caso proprio i giacobini appena citati (si pensi solo ai discorsi di Monti e a certe sue poesie di questo periodo) parteciparono a quella scoperta della politica democratica, nata per influenza della Rivoluzione francese, i cui simboli, gesti e comportamenti sono trasmessi, come modelli, all'epoca contemporanea. Un inserto iconografico di quarantasette immagini ripercorre P invenzione del tricolore verde bianco e rosso, emblema patriottico di rigenerazione, nonché la sua evoluzione in competizione coi diversi simboli della libertà (berretti rossi, fasci littori, triangoli massonici di eguaglianza, statue allegoriche e alberi decorati al centro delle piazze).
Si tratta d'un'opera molto importante, nata da un'idea del professor Maurizio Degl'Innocenti, e realizzata grazie al concorso del Comitato per la celebrazione del bicentenario della prima bandiera nazionale, istituito dalla Presidenza del Consiglio dei ministri nel 1997, di cui è membro autorevole il professor Giuseppe Talamo. Vàri, senza meno, i percorsi di lettura. Mengozzi privilegia nel suo ampio saggio introduttivo quelli politici e simbolici. Se la politica ha una forte carica etica dovuta alla novità della sua scoperta (per restare con Vovelle), essa assume a tratti perfino caratteri religiosi. Da un lato le aspettative di rigenerazione, dall'altra la volontà di estendere la rigenerazione a tutti i domini del temporalismo, espropriato alla Chiesa, promuovevano una specie di palingenesi e perfino aspettative miracolistiche: la Francia avrebbe potuto rinnovare la realtà con un semplice fiat, secondo alcuni In questo senso la compatta serie dei discorsi tenuti nei circoli costituzionali romagnoli è certo fra le più notevoli.
Il simbolismo patriottico, invece, si enucleava intorno al tricolore italiano. Il quale veniva rapportato da un lato all'idea di rigenerazione e dall'altro al concetto di transizione della sovranità. Non più dunque solo bandiera militare, come si diceva, bensì emblema in competizione con altri simboli del patriottismo, sui quali il tricolore la spuntava grazie ai deliberati delle repubbliche Cispadana e Cisalpina. Allora anche gli alberi della libertà mutavano di colori e giustamente Mengozzi fa notare che più celebrati nell'iconografia erano in verità quelli di seconda generazione, cioè quelli chiamati a indicare il passaggio di sovranità dnW'Armée (sovranità tedia ài dèspoti àé*Ancien regimi) alle autorità italiane. Il che significava autoassoluzione e insieme rigenerazione. La rivoluzione passiva poteva dir-