Rassegna storica del Risorgimento

GAROSCI ; ALDO ; RICORDO
anno <2000>   pagina <290>
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290 Libri e periodici
GIROLAMO ADDEO, L'albero della Uberto nella Repubblica Napoletana del 1799; Na­poli, Loffredo, 1997, in 8, pp. 296. L. 31.000.
Nel vasto e ricco repertorio delle pubblicazioni edite per il Bicentenario della Rivoluzione napoletana del 1799, Girolamo Addeo, è presente con un interessante volume su: L'Albero delta Libertà nella Repubblica Napoletana del 1799.
L'autore, ripercorrendo le fasi principali del riformismo borbonico segue l'itinerario formativo adì*intellighenzia meridionale, che, ispirandosi ai propri principi illuministici e ali*ethos di quelli della rivoluzione francese, da riformista divenne nel 1794, rivoluzionaria, proclamando dopo la fuga dei sovrani a Palermo, nel piazzale delle armi di Castel S. Elmo la repubblica Napoletana con atto costitutivo autonomo.
L'Addeo, nel dimostrare che la rivoluzione fu come una scarica elettrica che percorse tutto il meridione, ricostruisce dal basso la gloriosa rivoluzione e la sua tragica conclusione ricordando gli avvenienti che caratterizzarono la vita della capi­tale e dei vari centri delle province. Si apre, così, al lettore una finestra sulle singole province napoletane, che consente di rivedere notevoli squarci dei coevi avvenimenti fissandoli intorno ad un protagonista insolito , un soggetto nuovo per la storiogra­fia italiana, per la quale si presenta una chiave di lettura originale.
L'albero, simbolo delle istituzioni repubblicane, del quale l'autore illustra il si­gnificato ed il valore ricorrendo alla letteratura francese, austriaca ed italiana, è espressione significante delle nuove rivendicazioni politiche.
L'abate Gregoire che ne fu il teorico, in un celebre discorso, pronunciato nel 1790, ne fissò le origini e la storia auspicandone, nel contempo, profeticamente la diffusione nelle zolle di tutti i popoli della terra, ed in particolare in quelle della dorsale appenninica. Fu così che da Genova, Torino, Milano e Venezia a Bolo­gna, Firenze, Roma e Napoli, fu innalzato, dopo essere stato rivestito della misa repubblicana, nelle piazze principali dei centri democratizzati, per solennizzare e con­sacrare la nascita dei governi repubblicani, sorretti da virtù civili ed etiche e fondati sui principi di libertà, fraternità dei sudditi che, per tal modo, divenivano cittadini. Esso diveniva come l'altare di una nuova era: ai suoi piedi si cantava, si ballava, si banchettava, ma si professavano anche giuramenti e si celebravano battesimi e, tal­volta, matrimoni patriottici.
Carlo Lauberg, presidente del governo repubblicano napoletano, il 25 gennaio del '99, invitava i nuovi figli della libertà a piantare il simbolo della rigenerazione po­litica: e l'Addeo ne segue in tutto il territorio della repubblica le vicende fino all'ab­battimento da parte dei reazionari ed alla sostituzione con la croce, registrandone i rispettivi riti di consacratone e di esecrazione.
Il simbolo-protagonista coinvolse, dunque, tutte le classi e categorie sociali, fa­vorevoli o contrarie, in una lotta esasperata.
Benedetto, onorato, osannato dai repubblicani fu, infatti, bruciato e maledetto dai reazionari che lo sostituirono con la croce, emblema del sanfedismo, via via che le città si restituivano, per l'azione di Fabrizio Ruffo, al Borbone.
La rivoluzione e la controrivoluzione, nelle trecento pagine del volume, sem­brano potersi leggere solo come opposizione tra albero e croce: ma non è così. L'au­tore, nell'operosità di homines novi che piantavano l'albero e di sacerdotes novi che lo benedicevano, conferendo ad esso una sacralità religiosa, oltre che civica, individua