Rassegna storica del Risorgimento

GAROSCI ; ALDO ; RICORDO
anno <2000>   pagina <292>
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292 Libri e periodici
esponente di una famiglia (ricordo a questo proposito il padre Benvenuto e gli avi Ottavio, Giuseppe e Francesco Girolamo), che tanto impegno profuse nel tempo, affinché il Polesine non fosse più ignorato dai cultori del passato, trattandosi infatti di una terra certamente dagli ampi spazi e dai suggestivi tramonti, ma per solito da sempre relegata ai margini della storia, perché resa troppo inospitale e perigliosa, se­gnata com'era dalla terribile malaria, dal diffuso pauperismo e soprattutto dall'incerta e temuta orografia. Difatti, ovunque nel Delta, le vicende umane furono partecipi in modo anonimo e quasi indifferente del divenire storico, di solito prepotentemente condizionato dal tedioso e grave scorrere del tempo, laggiù nella zona deltizia, pro­paggine estrema del Veneto, dove l'alternarsi della terra e del mare, delle valli lacustri e dei fiumi, per un sistema idrografico fragile e mutevole, rammentavano all'uomo il continuo e terribile moto della natura. Così, durante un itinerario di vita e un percor­so di studio, entrambi compiutamente condotti nella natia ed amata Adria, a France­sco Antonio sarebbe stato dato di portare a compimento una fondamentale e rag­guardevole attività di ricerca archeologica, di modo che adesso noi tutti siamo più edotti sia sul passato di quella terra sia sul possesso di una considerevole e rara rac­colta di arte antica oggi conservata nel Museo Archeologico Nazionale di Adria , che rappresenta il retaggio più alto e nobile del Nostro, frutto della passione da lui nutrita per l'antico Vemtomm angulus. Dunque, grazie alla sensibilità artistica e al gusto delle belle cose di Francesco Antonio, si visse colà l'esperienza del collezionismo archeologico familiare, se è vero che anche il basso Polesine prese parte a quella esperienza, già fortemente radicata nell'area veneta dai secoli addietro fino al tra­monto della Serenissima. Dal Qnquecento, infatti, a Venezia come a Padova, a Bre­scia come a Verona, quando i Grimani ed i Nani, i Maffei ed i Michael amavano il mondo delle sculture, delle monete, delle iscrizioni epigrafiche e delle reliquie la rac­colta antiquaria fu motivo di vanto e di gloria della Repubblica.
L'avventura archeologica dell'Adriese copre un arco temporale di tre decenni, dal 1851, allorché egli, subentrando all'ormai anziano genitore assume la direzione e la cura del museo di famiglia, fino alla morte, che sopraggiungerà avanti la fine del secolo. Ebbene, furono anni interamente segnati anche dalla storia nazionale: infatti, Solferino ed i Plebisciti, i Mille e la Proclamazione del Regno, la Questione veneta e la guerra del '66, con il rapido succedersi delle battaglie e dei trattati, delle opzioni politico-diplomatiche e dei mutamenti economico-sociali, rappresentano le rilevanti e memorabili tappe del nostro Risorgimento, cui i Veneti offriranno la loro sollecita ed entusiastica adesione, perché finalmente la propria terra avesse una nuova e più ri­spondente collocazione nella rinnovata Italia. Adesso, l'illustre collezionista intensifi­ca l'attività di studio dei reperti archeologici in suo possesso, poi accuratamente or­dinati e catalogati nel museo, attende a rilevanti e fruttuose campagne di scavo nell'abitato arcaico di Adria, evidenziando cosi la personale e completa maturità scientifica, E anche il tempo delle significative scelte, che, a livello nazionale, in con­comitanza col complesso e difficile dibattito politico-parlamentare sulla nuova strut­tura amministrativa del Regno, furono compiute dalla classe dirigente, per dare fi­nalmente allo Stato unitario un efficace e moderno sistema di tutela dei monumenti, la cui salvaguardia era ancora affidata al variegato coacervo degli ordinamenti, dei bandi e degli editti pre-unitari. Tuttavia, a motivo dei pressanti e gravosi problemi di politica intema ed internazionale (questione romana, brigantaggio, pareggio di bilan-