Rassegna storica del Risorgimento

GAROSCI ; ALDO ; RICORDO
anno <2000>   pagina <295>
immagine non disponibile

Libri e periodici
295
mente aveva force influenza sulle elezioni ma il suo primo compito era quello di promuovere il radicarsi della nuova amministrazione; l'idea della creazione di corpi rappresentativi, dello svolgimento delle consultazioni elettorali e quant'altro era in­fatti alieno dalla mentalità di molte realtà locali. In tal senso appare evidente che uno studio sui prefetti porta in un campo di ricerca particolarmente arduo, che si presta ancora difficilmente a lavori di sintesi, ma necessita come avviene in que­sto caso di indagini approfondite sulle singole figure e sugli apparati che dirigo­no, tenendo contemporaneamente presenti l'indirizzo della politica centrale, in par­ticolare del Ministero dell'Interno, e gli umori e lo stato di fatto della società locale.
Nato a Reggio Emilia nel 1823, laureato in giurisprudenza a Modena, il nome di Maramotti appare per la prima volta nel proclama di Reggio del 22 marzo 1848, per la composizione della guardia civica. Nel '59, grazie alla ormai consolidata fama di avvocato, Luigi Carlo Farini lo inviò commissario straordinario in Garfagnana. Proietti illustra dettagliatamente il clima convulso di quei mesi, l'azione accentratrice di Farini e le spinte autonomistiche di vari territori. Il commissario riferiva al go­vernatore la situazione locale, il dissesto dei comuni, l'azione dei reazionari, ma so­prattutto si soffermava sulla minaccia nera, inaugurando quel fermo e quasi os­sessivo anticlericalismo che lo accompagnerà per tutta la vita.
Farini, accettata la carica di dittatore delle province modenesi, indisse per la metà di agosto le elezioni per l'assemblea nazionale dove risultò eletto anche Ma­ramotti per il collegio di Castelnuovo di Garfagnana. Noti sono gli avvenimenti che portarono Modena, Parma e le Romagne all'annessione al Piemonte; dobbiamo pe­rò ricordare che questo comportò anche la smobilitazione degli uffici burocratici e il trasferimento a Torino di molti funzionari. II 22 marzo 1860 Farini assunse il Ministero dell'Interno e il 25 Maramotti fu chiamato a dirigerne la VI divisione. Siamo qui alla svolta cruciale nella carriera del reggiano che Proietti non riesce a chiarire pienamente. Lo stesso 25 marzo si svolsero, come è noto, le prime elezioni generali del regno; Maramotti concorse nel collegio della Garfagnana, dove proba­bilmente era l'unico a rappresentare il simbolo del traghettamento nella nuova en­tità nazionale. Fu eletto a grande maggioranza ed entrò così di diritto nel parla­mento italiano coronando l'impegno politico degli ultimi tempi. A breve però fu annullata la sua elezione, essendo incompatibile con l'alta carica amministrativa che ricopriva. Proietti commenta l'avvenimento scrivendo che forse non se l'era sentita di dimettersi in anticipo, non rilevando il fatto che le elezioni e l'affidamento della direzione ministeriale ricadono nello stesso giorno, dato che non sarà certo sfuggito né a Maramotti né a Farini. Ci chiediamo quindi se non fu una decisione del mini­stro indirizzare il Nostro all'amministrazione piuttosto che alla politica. Sta di fatto che egli rimase per un certo periodo alla guida della VI divisione per passare poi a dirigere la 1, con compiti di maggior rilievo.
Nel settembre del '64, ministro dell'Interno l'amico Peruzzi, ebbe la sua prima designazione a prefetto, destinazione Teramo. Le note vicende di quel mese porta­rono alla caduta del governo Minghctti e all'insediamento di La Marmora con Lan-za all'Interno, che trattenne Maramotti fino a dicembre, evidentemente per questio­ni legate al trasferimento della capitale
Cominciava cosi una lunga carriera prefettizia, non sappiamo quanto ambita dall'interessato non certo priva di ostacoli e di dispiaceri, nella quale il Nostro ten-