Rassegna storica del Risorgimento

GAROSCI ; ALDO ; RICORDO
anno <2000>   pagina <297>
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Ubrì e periodici 297
tranquillo dopo la crisi del garibaldinismo conseguente a Mentana; pure possiamo ritenere che dopo lo shock dovuto soprattutto all'imponente presenza di truppe, la popolazione locale avesse ripreso i suoi ritmi usuali, barcamenandosi tra tradizione e innovazione, guidata da una classe dirigente moderata in cui nomi come France­sco Guardabassi, Nicola Danzetta e Zeffìrino Faina rappresentavano il segno della continuità e della stabilità.
La sinistra, attiva negli anni soprattutto nel sud della regione, era rappresen­tata da uomini come Luigi Pianciani e Mattia Montecchi che non miravano comun­que alla destabilizzazione. I clericali verso i quali Maramotti era particolarmente ostile, tanto che l'anticlericalismo, come già accennato, fu una costante di tutta la sua attività prefettizia destavano scarso timore nel territorio, avendo preferito l'isolamento dopo i tragici fatti del 20 giugno 1859 che li rendevano invisi a tutte le forze politiche. In definitiva l'Umbria risultava essere una provincia abbastanza tranquilla per un prefetto che aveva dovuto affrontare gli accoltellatori di Ra­venna.
Certo non mancavano i problemi, legati soprattutto all'arretratezza economica della regione, ma non esistevano segni evidenti di eversione. C'era il fenomeno della renitenza alla leva comune a gran parte del territorio nazionale concen­trato prevalentemente nell'eugubino, zona impervia di montagna, sul quale il rap­presentante del governo si impegnò alacremente; i sui denigratori sostennero però che il problema si era risolto da solo dopo la presa di Roma, venendo meno la possibilità di rifugiarsi facilmente oltre confine.
Una certa vivacità nell'azione del prefetto si coglie nella sua opera di infor­matore presso il governo Lanza durante il Concilio vaticano I, aperto l'8 dicembre 1869. Le notizie inviate a Firenze dimostrano che Maramotti aveva delle buone en­trature a Roma e conosceva bene il clima della città. Il governo era particolarmente attento alle operazioni del Concilio, soprattutto perché temeva che potesse essere sancito il principio della inviolabilità del potere temporale che avrebbe messo in crisi i tentativi di annessione dei territori pontifici. Per questo motivo Roma si era trasformata in un ricettacolo di spie di ogni genere e di ogni provenienza.
Lo stesso incarico affidato a Maramotti fu svolto contemporaneamente dal prefetto di Caserta, Giuseppe Colucci; ma anche uomini politici come Quintino Sella e Filippo Antonio Gualterio avevano attivato una fitta rete di informatori di fiducia, di cui disponevano anche per altre delicate questioni. Maramotti non sem­bra comunque aver fornito informazioni di particolare rilievo. Certo è che nel ma­rasma di quei mesi le notizie si rincorrevano e si smentivano continuamente, con­trollate anche da abili prelati come il cardinale Antonelli.
Questa frenetica attività durò tuttavia ben poco; non appena scemato il ti­more italiano sulla inviolabilità del potere temporale, l'interesse del governo prese un'altra direzione; nel contempo, infatti, si delineava l'ipotesi della soluzione per Roma. Il Nostro fu impegnato principalmente nel controllare e frenare il. risveglio del partito d'azione; nella sua corrispondenza con Lanza si dimostra ottimista ri­spetto alla provincia; i democratici, riferiva, erano pochi e non organizzati e la po­polazione si manteneva in generale tranquilla. Qualche sentimento di angoscia lo dimostra relativamente alla presenza di Menotti Garibaldi a Roma anche se riteneva improbabile una sua qualunque azione nel territorio.