Rassegna storica del Risorgimento
GAROSCI ; ALDO ; RICORDO
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2000
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298
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298 Libri e periodici
La soluzione moderata del problema riportò calma piatta nella provincia, una calma che il prefetto temeva però si potesse trasformare in apatia. Le elezioni del novembre 1870 non erano state certo incoraggianti; infatti, se l'esito era stato decisamente favorevole alle forze di governo, la percentuale dei votanti a livello nazionale era scesa al suo minimo storico sotto il 50 e nell'Umbria e in Toscana aveva addirittura toccato il 31. Quello dell'astensionismo è un problema ampiamente dibattuto dalla storiografia anche se, per quanto riguarda questa tornata elettorale, non mi sembrano convincenti le due posizioni emerse fino ad oggi: la scarsa affluenza alle urne si attribuisce da alcuni all'entusiasmo per la presa di Roma; altri la ritengono dovuta, come già Maramotti, all'adagiarsi dell'elettorato su una condizione di stabilità che dopo la guerra del '66 e la conquista di Roma non avrebbe più rivelato sorprese. Bisognerebbe però tener conto anche della mancanza di un costruttivo dibattito politico, della dislocazione dei seggi, del livello di informazione.
Comunque in questa situazione di ristagno il prefetto sembrava avere trovato una sua tranquillità, tanto che quando il ministro Cantelli, nel 1873, lo voleva a Bologna, Maramotti chiese e ottenne di rimanere a Perugia, forse memore dell'esperienza ravennate, forse perché legato da interessi economici. Non mi sembra però che ci siano elementi chiarificatori su questa vicenda, né sappiamo perché Cantelli rinunciò subito al suo progetto.
Una chiave di volta nell'attività del prefetto è rappresentata dal passaggio del governo alla sinistra nel 1876. Proietti descrìve accuratamente il contesto locale in questo periodo, dall'iniziale dibattito politico che sembrò rianimare la provincia, per passare poi all'attendismo dei moderati di destra, fino ai trasformismo che riportò i più sulla rotta governativa.
Tra il '76 e il '77, come è noto, ci fu un notevole movimento di prefetti, Maramotti però rimase al suo posto abbracciando la nuova linea politica. Proietti parla di opportunismo, al tempo si parlò anche di voltafaccia; mi sembrano giudizi un po' troppo sbrigativi per una problematica così complessa. Bisognerebbe capire quanto il senso del governo andasse al di là delle rappresentanze politiche; in sintesi le indicazioni al consolidamento dell'unità, alla rappresentatività, all'ordine sociale, il controllo sui clericali e sull'estrema come pericolo di destabilizzazione in cui i prefetti erano chiamati ad operare, non mutava con il nuovo corso politico. Il controllo e la tutela dello Stato mantenevano le stesse direttrici e il ruolo prefettizio rimaneva immutato. ".
In un primo tempo non mancarono critiche e umiliazioni per Maramotti; esse vennero dai suoi vecchi compagni di viaggio che attraversavano un momento di smarrimento per un mutamento che non aveva dato chiare avvisaglie ma si era presentato come un'ondata di rinnovamento spinta dal centro. Comunque la scelta governativa fu progressivamente abbracciata dai moderati umbri e le divergenze si ricomposero.
Un nuovo interlocutore privilegiato di questi anni fu Luigi Pianciani al quale Maramotti si rivolse in più occasioni sia per fargli conoscere il clima locale e la polemica con i moderati, sia per esporgli i suoi disagi personali e le sue aspettative. Non a caso con lui si confidò anche nel momento in cui, siamo nel 1880, sperava di essere nominato senatore, speranza rivelatasi poi vana. Proietti non si sofferma suIFaiteggiamento di Pianciani nei confronti del Nostro, ma a ricordare le espres-