Rassegna storica del Risorgimento
GAROSCI ; ALDO ; RICORDO
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2000
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299
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Libri e periodici 299
sioni dello spoletino verso i moderati, a partire dal volume del 1860 Dell'andamento delle cose in Italia e conoscendo, per altri versi, il suo carattere, c'è da credere che Maramotti avesse riposto male la sua fiducia. Così come farà nei confronti di Crispi nel quale confidò per un suo avanzamento di carriera- Ironicamente Ulisse Rocchi fece notare a Pianciani che incredibilmente tutti i moderati, compreso il buon Maramotti, prima fedelissimi a Depretis, erano divenuti entusiasti per Crispi. Ma Crispi, come ci ricorda l'autore, non ricevette giudizi esaltanti sul prefetto umbro, visto come un buon uomo ma dedito ai suoi interessi, che non si muoveva abbastanza e conosceva poco la provincia. Un profilo che non corrispondeva certo al nuovo indirizzo che lo statista intendeva imprimere al Paese, grazie anche all'azione prefettizia.
La situazione si trascinò fino all'inevitabile collocamento a riposo; l'evento, atteso da Maramotti, fu però da lui ritenuto un torto e una mancanza di riconoscimento per i suoi meriti. Il settembre 1889 fu il crollo di ogni speranza, ormai ses-santacinquenne, subì il pensionamento e la morte improvvisa della figlia.
Nei mesi successivi venne a confortarlo l'elezione a consigliere provinciale e, soprattutto, la presidenza della deputazione. Sembra un paradosso che proprio la riforma amministrativa crispina lo riportasse sul seggio che fino a pochi mesi prima occupava come prefetto. Mantenne tale incarico fino alla morte unito poi a quello di consigliere comunale anche se nella descrizione di Proietti non sembra che questa sua attività sia stata particolarmente incisiva. È però interessante notare che a fronte della delusione per la mancanza di tangibili riconoscimenti da parte del potere centrale, la provincia, almeno nella parte moderata, con tali incarichi gli diede il segno della sua stima e della sua affezione.
Maramotti morì a Roma, in una stanza d'albergo, il 16 aprile 1896; la sua mancanza fu sicuramente sentita nella provincia d'adozione; non mancarono commemorazioni ricche di espressioni di stima e di rimpianto, ma il dato ricorrente, quello che lo aveva fatto apprezzare alla popolazione e alle diverse forze politiche della regione, era quello del suo anticlericalismo, punto di forza del suo pensiero politico e della sua azione amministrativa.
Con questo volume Proietti ha certamente dato un contributo notevole alla definizione di questa figura di prefetto e al contesto locale nel quale si è trovato ad operare. Una ricerca importante, come abbiamo già sottolineato in apertura, anche nell'ambito del recente progetto storiografico di ricostruire, attraverso lo studio delle singole personalità, un più ampio quadro del corpo prefettizio nell'Italia liberale. Resta da intraprendere, a mio avviso, un esame della struttura, degli uffici, delle dinamiche interne, dell'organizzazione, del quotidiano operare delle prefetture. Questi dati mi sembrano fondamentali per poter ricostruire su basi concrete l'intero sistema.
Il lavoro è comunque denso di spunti interessanti che, ci auguriamo, l'autore stesso potrà sviluppare, anche nella direzione che abbiamo indicato. Nel volume non troviamo una precisa definizione degli interventi operati dal prefetto, compito non facile, almeno per l'Umbria, poiché purtroppo nel fondo Prefettura dell'Archivio di Stato di Perugia manca l'intera sezione del Gabinetto almeno fino ai primi del '900. È conservata però tutta la parte amministrativa che, ad aver la pazienza di