Rassegna storica del Risorgimento
GAROSCI ; ALDO ; RICORDO
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consultare la miriade di carte in essa contenute, potrebbe chiarire non poche lacune per future ricerche.
STEFANIA MAGLIANI
PAOLO PUDDINU, Un viaggiatore italiano in Giappone nel 1873. Il Giornale particolare di Giacomo Bove; Sassari, IEOKA Editore, 1998, in 8, pp. 318. S.p.
Dobbiamo essere grati a Paolo Puddinu per questa accurata edizione del Giornale di Giacomo Bove, lavoro che giova non poco ai rari e perciò meritori specialisti che faticosamente tentano di ampliare le fonti atte a studiare i rapporti tra Italia e Giappone negli anni immediatamente successivi alla restaurazione Meiji. Appare oramai assodato come dal 1873 al 1896 ovverosia dal ritorno della missione Iwakura alla sconfitta di Adua l'Italia abbia costituito un punto di riferimento essenziale per un Giappone che, uscito dal secolare isolamento shogunale, compiva un imponente sforzo di modernizzazione delle proprie istituzioni e della propria società. Pur se le fonti già edite o criticamente studiate permettono di definire il ventennio indicato come un'età d'oro nelle relazioni tra i due paesi, appare necessario ancora un accurato lavoro d'archivio per approfondire in tutti i suoi aspetti il rapporto privilegiato che si venne a costituire tra Roma e Tokyo alla fine dell'Ottocento.
Non è lavoro facile: di contro vi è in primo luogo, come detto, l'esiguità degli studiosi che, ad onta del ruolo preminente assunto dal Giappone sullo scacchiere internazionale, si occupano dell'evoluzione storica dei suoi rapporti con l'Italia; in secondo luogo vi è l'oggettiva difficoltà di sormontare una storiografia giapponese del Novecento che, con crescente determinazione, ha voluto accrescere il ruolo della Germania (e, conseguentemente deprimere il ruolo dell'Italia) come paese di riferimento del Giappone dell'età Meiji. Le sconfitte italiane in Africa, in contemporanea con le vittorie nipponiche in Cina, allontanarono i due paesi sul piano militare e politico, consegnando alla Gran Bretagna il ruolo egemone a Tokyo, ma i rapporti tra Italia e Giappone, pur delimitati al mondo culturale e artistico, non si interruppero mai, definendo una linea di continuità che gli studi di Gentile, prima, e dell'////* culturale fascista, poi, riportarono sul piano politico e militare sfociato nell'Asse Roma-Berlino-Tokyo.
Ben vengano dunque i lavori e, soprattutto, le pubblicazioni di fonti che illuminino l'evoluzione di questo percorso unitario, purché, beninteso, abbiano il crisma di qualità che indubbiamente possiede l'edizione del Giornale di Giacomo Bove, curata egregiamente da Puddinu.
Giacomo Bove era guardiamarina di 1" classe sul Governo lo, pirocorvetta a ruote comandata dal capitano di fregata Enrico Accinni, in missione in Oriente dal dicembre 1872 al febbraio 1874. Il Giornale concluso appunto nel febbraio 1874 con una nota del comandante Accinni che ne sottolineava l'importanza, costituisce la narrazione articolata e dettagliata delle varie tappe di viaggio. Diciamo, per inciso, che l'autore, Giacomo Bove, alla sua prima esperienza di navigazione e di esplorazione, avrà un futuro di esploratore, nell'Artico, in Patagonia e in Africa, di tutto ri-