Rassegna storica del Risorgimento
GAROSCI ; ALDO ; RICORDO
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2000
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Libri e periodici
paradigma cremazionista apparve nel secolo scorso come indissolubilmente legato alla propaganda massonica, anche se esso non nacque tra i massoni, ma tra i liberi pensatori, molti dei quali erano anche fratelli. Infatti, prosegue la Isastia, fu Salvatore Morelli, un massone libero pensatore, a presentare agli uffici della Camera dei deputati una proposta di legge in cui, in nome di un maggiore rispetto per tutti i culti religiosi ma le sue parole suonavano censura alla cultura cattolica della morte e dei nuovi principi igienici, chiedeva di instaurare il sistema della cremazione. Il movimento cremazionista si sviluppò in ambienti medico-scientifici ma fu subito recepito dai liberi-pensatori e trovò una larga possibilità di diffusione tramite la massoneria. Il primo impulso massonico sull'argomento si ebbe con un articolo del 1873 su una rivista del Rito Simbolico di Milano, città che assunse il ruolo di capitale morale, dal titolo La cremazione dei cadaveri. Nel 1874 i fratelli deliberarono il loro impegno a promuovere presso i municipi l'uso della nuova tecnica e nelle riviste massoniche apparivano sempre più frequenti articoli sulla laicizzazione della morte. Che il legame tra massoneria e ignizione fosse assai profondo viene reso chiaro da una illuminante digressione dell'autrice a proposito della spiritualità iniziatica: la trasmutazione dell'essere fisico e animico che, attraverso il fuoco, avviene fisicamente sul cadavere che viene sottoposto alla cremazione, si compie, anche nell'essere fisico e animico di chi partecipa alla cerimonia funebre rituale nel tempio massonico, ma anche nel tempio crematorio. Non è quindi un caso se molti simboli muratori sono passati negli edifici crematori: anche a questo proposito Anna Maria Isastia ci fornisce una serie di esempi chiarificatori. Ennesima riprova se pure ce ne fosse bisogno di questo legame indissolubile tra istituzione e ignizione è dato dal fondatore della prima Società per la cremazione a Milano, nel febbraio 1876: Malachia De Cristoforis era un massone e aveva partecipato attivamente a tutta l'epopea risorgimentale. Oltre a lui il Goi (Grande Oriente d'Italia) era diretto da molte personalità che ritroviamo attivamente impegnate nella propaganda del principio crematorio; alle spalle di ogni comitato promotore si può riconoscere la spinta massonica. Molto interessante è l'analisi della propaganda: l'autrice ha osservato che fino al 1884 si era posta una notevole cautela per non presentare in modo antagonista la pratica cremazionista e la fede cattolica. Dopo l'enciclica antimassonica dello stesso anno, la propaganda, cui la rivista massonica prestava le sue pagine, subì una forte accelerazione e si iniziò ad attaccare il clero; tali attacchi furono ancora più forti a seguito della scomunica papale del 1886 che aveva indebolito e rallentato l'opera di diffusione. L'esempio della vicenda delle spoglie di un personaggio come Garibaldi che, nonostante le disposizioni testamentarie ripetutamente ribadite, non fu cremato, illumina sulla durezza dello scontro e sulla gravità della posta in gioco per la chiesa cattolica e per i suoi oppositori. La posta che si giocava era rilevante anche per la supremazia della massoneria di Rito Simbolico o per quella del Goi: lo si vide chiaramente con l'ascesa alila Gran Maestranza di Adriano Lemmi, cui è dedicato un intero capitolo. Con Lemmi al comando del Goi, si ebbe una forte spinta affinché Roma divenisse il centro propositivo della massoneria italiana. Lo scontro, che provocò ovviamente un forte conflitto con i massoni milanesi, si ebbe proprio sul terreno cremazionista, visto che Lemmi intendeva continuare con una propaganda mirata laddove la cremazione aveva messo radici e abbandonare laddove non si era riusciti nello scopo mentre i milanesi propugnavano un impegno generale.