Rassegna storica del Risorgimento

GAROSCI ; ALDO ; RICORDO
anno <2000>   pagina <304>
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Libri e periodici
paradigma cremazionista apparve nel secolo scorso come indissolubilmente legato alla propaganda massonica, anche se esso non nacque tra i massoni, ma tra i liberi pensatori, molti dei quali erano anche fratelli. Infatti, prosegue la Isastia, fu Sal­vatore Morelli, un massone libero pensatore, a presentare agli uffici della Camera dei deputati una proposta di legge in cui, in nome di un maggiore rispetto per tutti i culti religiosi ma le sue parole suonavano censura alla cultura cattolica della morte e dei nuovi principi igienici, chiedeva di instaurare il sistema della cre­mazione. Il movimento cremazionista si sviluppò in ambienti medico-scientifici ma fu subito recepito dai liberi-pensatori e trovò una larga possibilità di diffusione tra­mite la massoneria. Il primo impulso massonico sull'argomento si ebbe con un arti­colo del 1873 su una rivista del Rito Simbolico di Milano, città che assunse il ruolo di capitale morale, dal titolo La cremazione dei cadaveri. Nel 1874 i fratelli delibera­rono il loro impegno a promuovere presso i municipi l'uso della nuova tecnica e nelle riviste massoniche apparivano sempre più frequenti articoli sulla laicizzazione della morte. Che il legame tra massoneria e ignizione fosse assai profondo viene reso chiaro da una illuminante digressione dell'autrice a proposito della spiritualità iniziatica: la trasmutazione dell'essere fisico e animico che, attraverso il fuoco, av­viene fisicamente sul cadavere che viene sottoposto alla cremazione, si compie, an­che nell'essere fisico e animico di chi partecipa alla cerimonia funebre rituale nel tempio massonico, ma anche nel tempio crematorio. Non è quindi un caso se molti simboli muratori sono passati negli edifici crematori: anche a questo propo­sito Anna Maria Isastia ci fornisce una serie di esempi chiarificatori. Ennesima ri­prova se pure ce ne fosse bisogno di questo legame indissolubile tra istitu­zione e ignizione è dato dal fondatore della prima Società per la cremazione a Milano, nel febbraio 1876: Malachia De Cristoforis era un massone e aveva parte­cipato attivamente a tutta l'epopea risorgimentale. Oltre a lui il Goi (Grande Oriente d'Italia) era diretto da molte personalità che ritroviamo attivamente impe­gnate nella propaganda del principio crematorio; alle spalle di ogni comitato pro­motore si può riconoscere la spinta massonica. Molto interessante è l'analisi della propaganda: l'autrice ha osservato che fino al 1884 si era posta una notevole cau­tela per non presentare in modo antagonista la pratica cremazionista e la fede cat­tolica. Dopo l'enciclica antimassonica dello stesso anno, la propaganda, cui la rivista massonica prestava le sue pagine, subì una forte accelerazione e si iniziò ad attac­care il clero; tali attacchi furono ancora più forti a seguito della scomunica papale del 1886 che aveva indebolito e rallentato l'opera di diffusione. L'esempio della vi­cenda delle spoglie di un personaggio come Garibaldi che, nonostante le disposi­zioni testamentarie ripetutamente ribadite, non fu cremato, illumina sulla durezza dello scontro e sulla gravità della posta in gioco per la chiesa cattolica e per i suoi oppositori. La posta che si giocava era rilevante anche per la supremazia della mas­soneria di Rito Simbolico o per quella del Goi: lo si vide chiaramente con l'ascesa alila Gran Maestranza di Adriano Lemmi, cui è dedicato un intero capitolo. Con Lemmi al comando del Goi, si ebbe una forte spinta affinché Roma divenisse il centro propositivo della massoneria italiana. Lo scontro, che provocò ovviamente un forte conflitto con i massoni milanesi, si ebbe proprio sul terreno cremazionista, visto che Lemmi intendeva continuare con una propaganda mirata laddove la cre­mazione aveva messo radici e abbandonare laddove non si era riusciti nello scopo mentre i milanesi propugnavano un impegno generale.