Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storia politica. Secolo XIX
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2000
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Renata De Lorenzo
tanza del?/Ver cosdtuzionale del dopo Termidoro, con il testo dell'anno III,2) l'esportazione della rivoluzione in altri paesi e la possibilità dal 1795 di leggere una costituzione anche da parte dei movimenti democratici, che prendono le distanze da Babeuf e dalla pratica cospirativa. Questa lettura democratica della costituzione, attraverso personaggi che scrivono di democrazia corporativa, capaci di elaborare il concetto di partito politico, per approdare ad un concetto di democrazia intesa come mettersi d'accordo nei fatto che non siamo d'accordo, incide sulla valutazione della fase direttoriale: essa va vista anche all'insegna del rinnovamento della fase costituzionale, non solo nell'ottica della corruzione.
Il percorso di un democratico come Bazin, autore di Lettres philosophi-ques, elaboratore nel 1807 di un progetto costituzionale e di altri testi nell'età della Restaurazione, in cui ritiene la carta costituzionale fondamentale per tornare a rivoluzionare, indica l'uso della carta del 14 giugno 1814 in un'ottica di ricostruzione, di ritrovata possibilità di collocazione politica da parte dei democratici, ma anche la difficoltà di passare dalla rivoluzione sociale a quella dei costumi, fissando i limiti delle libertà costituzionali. Bazin tuttavia, teorizzatore, nell'ambito della monarchia rappresentativa, di altri punti di rilievo, come dello sviluppo dell'opposizione insieme all'opinione pubblica, di una costituzione per la libertà, di libertà di stampa, di partiti capaci di giovare al pubblico, della possibilità dei cittadini di presentare ricorso, sostenitore di un Luigi XVIII come nuovo Washington, a capo di una repubblica regale più che di una monarchia rappresentativa, andò secondo Perna troppo in avanti.
Rimane valido comunque il modello del modo in cui una generazione rivoluzionaria guarda al quadro costituzionale, partendo da una carta, come quella dell'anno III, priva di preclusioni antimonarchiche.3)
L'uscita liberale dalla rivoluzione è invece al centro dell'intervento di Luigi Mascilli Migliorini (Napoleone in Italia: il paradigma politico di un nuovo secolo). Attraverso le formulazioni di Benjamin Constant, la sua distinzione tra rivoluzione e repubblica, la prima strada, la seconda punto di arrivo, si giustifica la necessità di disfarsi della stagione rivoluzionaria, avendo come modello la rivoluzione americana. Sulla conquista della sovranità popolare e sulla gestione del rapporto società-istituzioni si erano formate le nuove generazioni nate fra la metà degli anni '60 e anni 70 e Necker nel 1792, alla vigilia del Terrore, si era soffermato sul potere esecutivo nei grandi Stati;
Sul dibattito politico nell'anno III cfr. S. LUZZATTO, L'autunno della Rivoluzione. Latta e cultura politica nella Francia del Termidoro, Torino, 1994.
?) Nel caso italiano cfi*. A. DH FRANCESCO, Rivolutone e costitasgoin. Saggi sul democratismo politico nell'Italia napoleonica, Napoli, 1996.