Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia politica. Secolo XIX
anno <2000>   pagina <337>
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Dalia scoperta della politica al tempo della politica 337
entrambi erano eredi della tradizione di Montesquieu e del sistema di equi­librio dei poteri che la rivoluzione doveva introdurre, alla ricerca di un momento di coagulo nel gioco degli equilibri.
Fu Tocqueville a chiarire, riflettendo sulla rivoluzione americana, che era necessario ridefinire l'equilibrio dei poteri per evitare i rischi del Terrore, il rafforzamento dei singoli in modo dispotico, un potere legislativo gestito da assemblee incapaci di decidere e quindi la gestione autocratica di esse, quell'assemblearismo vero rischio delle società democratiche. La scarsa definizione del legislativo generava assemblee troppo forti, donde la critica della democrazia e del sistema di Rousseau e la volontà di Constant di riflettere sul sistema di rappresentanza in quanto tale.
La costituzione dell'anno III è vista come il punto di partenza di que­sta stagione e di un simile dibattito anche nel Triennio giacobino. Il periodo direttoriale non riesce a risolvere il problema posto da Constant e solo nell'800 si avrà la vittoria dei sistemi di rappresentanza che non era possi­bile nel 1799 per l'immaturità delle forze sociali e del dibattito. In questa fase tuttavia si formano le fortune di Bonaparte che tra il 1796 ed il 1799 aveva costruito sul campo la sua figura di condottiero militare ed era stato in grado di rispondere all'esigenza del popolo francese di identificarsi nel guerriero, nel suo eroe militare. Mascilli Migliorini propende perciò per un Napoleone, non un Sieyès autore del 18 brumaio.
Ciò gli consente anche di proporre il bonapartismo come terza storia possibile accanto al democratismo e al liberalismo, in quanto espressione di un sistema rappresentativo non sufficientemente coagulato nel 1799, valido finché non vi sono elementi di disturbo che legittimino l'intervento delle armi. È la forza militare a sciogliere il nodo gordiano quando non si riesce a decidere diversamente, la forza reale, come descritto da Marx, e il bona­partismo è il modo autoritario di sottrarsi agli interessi, di porre fine ad una situazione non controllabile. Opportunamente Mascilli Migliorini distingue tra l'esperienza storica di Bonaparte e la categoria del bonapartismo, ma dal 1799 si affermò comunque l'autonomia della categoria politica.
Nella ricerca di una dimensione del tempo della politica la maggior parte degli interventi continuano a sottolineare la centralità del 18 brumaio e del dopo Marengo, inizio dell'età napoleonica sia come svolta rispetto al pas­sato che nell'ottica di una irreversibile modifica dei quadri strutturali.4)
4) Si segnala il significativo recupero che in tal senso viene da parte della storiografìa piemontese e di quella siciliana, che erano state tra le più attente a marcare la specificità dei propri ormi di modernizzazione delle strutture statali, Puna valorizzando le riforme carloal-bertine, l'altra la dominazione inglese. In direzione opposta infatti vanno i lavori di M. Vio-LARD'O, // notabilato piemontese da Napoleone a Carlo Alberto, Torino, 1995, e di E, IA-CHELI*,, Appunti sull'amministrazione locale in Sicilia tra la costituitone del 1812 e la riforma