Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia politica. Secolo XIX
anno <2000>   pagina <340>
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Renata De Lorenzo
all'opera di Mably (Diritti e doveri dei cittadini) tradotta in Spagna in vista di una rivoluzione cattolica.
Varietà di risposte quindi alla volontà francese di adattare una politica il cui presupposto era la pace a stati in continua situazione di belligeranza. Di qui una serie di contraddizioni nella politica di democratizzazione, smentita dal tipo di notabilato che si sviluppò, dal carattere militare della burocrazia, che fu funzionale ma anche oppressiva per le popolazioni, tra volontà di integrazione e sfruttamento delle aree conquistate, nella politica fiscale e nell'applicazione del codice civile.
L'eredità napoleonica consiste soprattutto quindi nel liberalismo e nella modernizzazione amministrativa, ma essa deve fare i conti ed è il frutto di processi di varia origine, che non sono spesso di origine politica, ma che nella dimensione politica si confrontano e si definiscono. Deve cioè tener conto delle forze produttive, soprattutto rurali, dei rapporti sociali originali e peculiari dei singoli contesti, dei livelli di integrazione con la comunità nazionale francese, che dipendono anche dal tipo di aggregazione attuata (incorporamento di territori o stati retti da monarchi parenti).
2. Una categoria interpretativa: il pubblico e i processi di acculturatone politica.
Come ci appare questa Italia napoleonica che nelle sue varie regioni moltiplica i problemi di identità e differenziazione?
Tema aggregante appare il pubblico in varie accezioni (funzione pub­blica, opinione pubblica, istituzioni pubbliche, ecc.). Su di esso si misurano tematiche standard del periodo e approcci classici, quello istituzionale che mira a verificare il funzionamento del nuovo assetto statale, quello socio­politico che esamina i dinamismi, le forme di mobilità sociale, la sociabilité.
In un mondo di notabili, di funzionari, di militari, di intellettuali orga­nici, l'uomo di bureau, il sindaco, il consigliere provinciale, appaiono sempre più figure complesse o quanto meno non appiattibili, la cui eroicità assume i contorni di una quotidianità molteplice e varia, sensibile alle inno­vazioni, ma anche molto radicata nelle proprie specificità. La vera novità è la più ampia comparsa di un gruppo medio di operatori, comparsa che si precisa nelle istituzioni, nella partecipazione a vario livello alla cosa pubblica in cui il me del soggetto aspira a diventare personaggio. Su di esso si misu­rano le nuove forme del protagonismo politico, di cui vanno sottolineate le basi culturali e sociali. Essi non valgono solo di per sé ma in rapporto al loro pubblico, come mediatori fra stato e società civile, come élites della funzione pubblica, anche quando si tratta di liberi professionisti. E pubblico significa opinione, laicità, cultura, pedagogismo.