Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia politica. Secolo XIX
anno <2000>   pagina <342>
immagine non disponibile

342
Renata De Lorenzo
luoghi fisici e politici delle mediazioni (uffici, società di vario tipo, consigli provinciali, distrettuali e comunali) e qui si producono identità politiche, ma anche sociali e nazionali destinate a protrarsi nel tempo.
Il discorso politico passa attraverso la storia sociale, confrontandosi sui classici temi delle professioni, delle burocrazie, delle armate, cresciute con ritmi nuovi dopo la formazione dello stato amministrativo. Anche per essi ci si confronta con una pluralità di modelli (oltre quelli anglo-americani e dell'Europa continentale) per concludere su dinamiche specifiche per ogni ambito socio-politico, avallate sia dagli storici che dai sociologi.8) Processo di frammentazione interessante perché contemporaneamente si accompagna alla critica dei modelli tassonomici di stampo funzionalista.9)
Le burocrazie napoleoniche, non sufficientemente analizzate in Italia nonostante qualche stimolante apertura in tal senso,10) meritano analisi sensibili al contesto politico delle stesse, alle relazioni con le élites statali che esercitano l'autorità legislativa ed esecutiva.11) Appaiono qualificanti, soprat­tutto per l'età napoleonica, le modalità di questo passaggio da una burocra­zia non più antagonista ad una burocrazia organica, purché le analisi sulle singole amministrazioni ne sottolineino i rapporti col potere statale, valutino come quest'ultimo gesti il personale, ma anche si soffermino sul sorgere e radicarsi di una forte ostilità tra le popolazioni all'invadenza burocratica. Il rappresentante del potere svolge contemporaneamente un ruolo sociale, grazie alla funzione pubblica, che gli consente di avallare e regolare le ineguaglianze soddisfacendo in maniera diretta e personale le speranze individuali delle élites locali.
3. Un protonotabilato?
Finita la rivoluzione, il notabile è sempre più mediatore tra lo stato e le ambizioni individuali o familiari locali, indirizzate verso la possibile ascesa
8) Storia d'Italia. Annali 10. I professionisti, a cura di M. MALATESTA, Torino, 1996, relativo soprattutto alla fase post-unitaria; M. BURRAGE, R. TORSTENDHAL, Professions in theory and histoty. Rethìnking the study of professioni, London, Sage, 1990; R. TORSTENDHAL -M. BURRAGE (a cura di), The formation of professions. Knowkdge, State and stratega, London, Sage, 1990.
9) LARSON M. SARFATTI, The rise oj' professionalism Berkeley, 1977.
iaì Notabili e funzionari nell'Italia napoleonica, in Quaderni storici, n. 37 (1978).
rt> Prendendo le distanze dall'opera di C.H. CHURGH, Revolution and Red Tape, the Ffench Ministerial Bureaucracy (1770-1850), Oxford, 1978, H.G, BROWN, War, Revolution and the Burocrate State: Polìtici and Ary Administration in Frana, 1791-1799, New York, 1995, ha insistito invece sull'atteggiamento ambivalente che le élites statali per capacità esecutive e legislative ebbero riguardo alla burocrazia, in particolare verso quella dell'ammi­nistrazione militare. Esse da un lato perpetuarono la diffidenza di antico regime verso un'am­ministrazione vista come potenziale rivale nella gestione del potere, dall'altra la usarono per esercitare la loro autorità e stabilire la loro legittimazione nell'opinione pubblica.