Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia politica. Secolo XIX
anno <2000>   pagina <345>
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Dalla scopetta della politica al tempo della politica 345
uomini nuovi, municipalità nuove sia nel caso dei fautori della controrivolu­zione che di quelle nominate dai Francesi. Una classe dirigente rinnovata si ha tuttavia solo con Murat, dato il carattere più nazionale della monarchia, il differente modo di fare politica, le diverse responsabilità e la diffusa cul­tura, l'ampliato dibattito pubblico sui temi del costituzionalismo.
Una varietà di atteggiamenti quindi che ci spinge a interrogarci sulla qualità della vita politica complessiva, sul rapporto con modelli collaudati relativi al dominio napoleonico nella penisola, a qualificare la vita politica stessa secondo parametri meno estemi, non limitati alle percentuali dei votanti nei collegi elettorali, agli iscritti alle varie forme associative, ecc., ma che entri nelle testimonianze non palesi, nei retroterra diffusi che caratteriz­zano qualsiasi evento pubblico e documentato. I rapporti sociali sono il frutto della crisi sociale e politica dell'antico regime non meno che delle sollecitazioni del nuovo quadro istituzionale, in dimensioni geografiche da villaggio in cui la famiglia, la parentela sono invadenti, generano forti cari­che affettive, ma possono anche coprire rapporti di sfruttamento.
In questa mescolanza le latitudini si annullano e meccanismi simili pre­sentano il Piemonte e il Mezzogiorno prediletto dagli studi socio antropolo­gici, in contesti che vedono stratificarsi il mondo contadino nelle sue varie forme, dai braccianti ai giornalieri, ai piccoli proprietari indipendenti, alla borghesia rurale dei signori, alle grandi famìglie che la Francia tende a coin­volgere nel potere municipale, giudiziario, amministrativo, affidando loro eventualmente le terre accaparrate dallo stato.
Il notabile da parte sua, già preparato ad agire da liberale sul terreno politico, da conservatore su quello sociale in ragione delle difficili circostan­ze iniziali della sua affermazione, influenzerà il liberalismo in Francia e in Italia: proseguendo su questa impostazione sarà totale sul piano confessio­nale, a largo spettro sul piano politico e regolamentista su quello economico.14)
Gli individui, attori e testimoni insieme, protagonisti e prodotti del momento, tra la fase rivoluzionaria-giacobina e quella napoleonica vedono mutare il loro ruolo: il protagonismo si gioca ormai sempre più sulla stabi­lità, sulla razionalità dei tempi lunghi, sul funzionamento delle istituzioni e sull'applicazione delle riforme. Tipo di protagonismo per molti più conge­niale. È l'età napoleonica a riuscirne arricchita, in un articolarsi soprattutto più sofferto con i suoi legami settecenteschi, nei percorsi individuali che, pur avendone l'apparenza, non hanno superato indenni l'esperienza giaco­bina, esperienza di gioventù anagrafica e spirituale.
,4> Sulla contraddizione tra il modello di cultura liberale europea, fiducioso nella li-betta e nei diritti individuali e collcttivi, ed una pratica improntata alla negazione della libertà, in particolare nel sistema penitenziario, cfr. A. CAPPELLI, .// carcere degli intellettuali. Lettere di italiani a Karl Mittermaier (1835-1865), Milano, 1993.