Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia politica. Secolo XIX
anno <2000>   pagina <348>
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348 Renata De Lorenzo
fisiocratid agli storici della Restaurazione,21) riportati alla loro radice conte­stuale, esulano da schemi dicotomici, pur frequenti nel dibattito ideologico, ma non nella verifica del quotidiano.
Fenomeno che appare ancor più chiaro per i partiti, espressione ovun­que diffusa, usata sia dai loro componenti, sia dagli organi governativi; essi indicano la magmaticità della vita locale, anche se naturalmente con una diversa forma di protagonismo, positivo e aggregante nei primi, negativo e sintomo di ingovernabilità spesso da parte dei secondi. La lotta dei partiti passa attraverso lettere anonime, uso di informatori locali, fenomeni che riflettono in parte il perpetuarsi di radicate abitudini, ma che sono anche il frutto di un iter di acculturazione politica diffusa che la legiskzione napo­leonica perfezionò o mise in moto, in linea con i più ampi fenomeni di trasformazione socio-politica ed economica del periodo.
Questo modo di procedere era stato anche, secondo Riccardo Rosoli­no (Un giacobinismo siciliano?), portato avanti dal 1795 dal governo napole­tano in Sicilia, col fomentare un clima di calunnie diffuse, colla crirninaliz-zazione dei modi di comportamento, di vestire, col creare una situazione in cui le faide assumessero le caratteristiche della lotta politica, in cui il giaco­binismo fosse la valvola di sfogo del conflitto sociale e politico. Interventi quindi cui non sarebbe corrisposta una proporzionata ampiezza del feno­meno giacobino, a fronte invece di una capillare ed efficace presenza di ecclesiastici secolari e regolari.
La rinnovata attenzione al lessico dei discorsi politici, ai discorsi rivo­luzionari, alla sfasatura eventuale tra nozioni teoriche e pratica, deriva dalla necessità di ricondurre i termini al momento in cui sono creati e usati. Il percorso linguistico per l'approccio politico, grazie alle teorie revisioniste della scuola di Cambridge,22) e l'attenzione al linguaggio del discorso politi­co, studiato come momento in cui si concretizzano le idee, le teorie nel dibattito politico, hanno coinvolto anche la storiografia italiana.23)
20 I discorsi rivoluzionari e postrivoluzionari furono densi di termini come reaction, production, rigenerai io ti, hospital/té, humanité égaJité, inegali fé. Dopo la pubblicazione delle opere di R. BALLIBAR e D. LAPORTE, Le franfais national, Paris, 1974, e M. DE CERTEAU, D. JULIA e J. REVEL, Une politiqiie de la /angue. La Revolution francaise et le patois, Paris, 1975, si sono moltiplicati lavori sulla politica linguistica durante la Rivoluzione, o rileggendo i materiali riuniti nella monumentale Histoire de la langtie franaise di F. BRUNOT, O riveden­do i documenti archivistici alla luce di nuove interpretazioni. Il rinnovamento delle cono­scenze si esercita su fonti già note ma su itinerari rinnovati. Cfr, anche J. GIHLHAUMOU, La langue poliliqm et la Revolution franfaise, Klincksieck, 1989 e B. SCHUBBEN-LANGE, Idéologie, Revolution et uniformiti de la languey Liège, 1996.
22) J.G.A. POCOCK, Poti/ics, language and lime: essays on politicai tought and bistory, New York, 1971.
* Proprio attraverso lo studio del linguaggio Erasmo Leso ha individuato nell'età gia­cobina in Italia il sorgere di un vero interesse per la politica da parte di quei protagonisti. I