Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storia politica. Secolo XIX
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2000
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352 Renata De Lorenzo
6. Verso un progetto dì ricerca?
La tavola rotonda alla fine del seminario ha ripercorso con toni propositivi gli spunti derivanti dalle diverse comunicazioni. La nuova avventura dopo Termidoro comporta, secondo Haim Burstin, la continuazione del laboratorio politico che si perfeziona intorno all'ossimoro della republique royale. Gli interventi di Sema e di Mascilli Migliorini hanno soprattutto messo in risalto quanto fosse indispensabile U gradualismo post-costituzione anno III per recuperare la radicalità, nonché il dilatarsi in tutto il periodo del problema della democrazia. Inoltre 11 carattere diffusivo della politica coinvolge anche le plebi, Pantirivoluzione, come creazione del consenso.
Roberto Martucci ha riproposto il percorso costituzionale per evidenziare il carattere tardivo e superato del testo murattiano e dello stesso Statuto in rapporto alla costituzione americana, mentre il testo di Cadice appare la rilettura cattolica della costituzione del 1791. Dell'Italia di Bona-parte ha evidenziato l'imposizione militare come difetto d'origine che si ripercuote su un consenso presunto, più che accertato. Circa il ruolo delle donne nei primi anni della rivoluzione, ha ricordato la preclusione comunque a concedere loro il suffragio universale.
Renata De Lorenzo ha evidenziato i due aspetti più evidenti del tempo della politica oggetto delle ricerche, il percorso costituzionale, in cui si riflettono ritmi di crescita e presupposti del democratismo e del liberalismo, e il percorso amministrativo, attinente al quotidiano della politica, alla cultura.
La politica vissuta, l'ideologia adattata al piano locale, quell'immobilismo che si sfalda solo nei cambiamenti all'interno di élites ristrette, nell'uso di diverse parole d'ordine, sono al centro delle riflessioni di Marco Meriggi sull'età napoleonica come tempo della politica in quanto capace di consolidare e radicare alcuni modi di pensare.
Aurelio Musi, nello scandire le fasi del quindicennio 1801-1815 che portano alla monarchia amministrativa, ne sottolinea il rapporto con l'unità nazionale. Rapporto tra due rivoluzioni che passa attraverso l'Italia di Bonaparte, attraverso una importante rottura nella cultura italiana e un passaggio di mentalità dalle nasoni alla nasone.
Non la soluzione liberal democratica del tardo direttorio, che coinvolge le riflessioni di Sema e Mascilli Migliorini, ma quella bonapartista, la soluzione nazionalista della rivoluzione, condizionata dalla prevalenza della guerra, appare a Paolo Viola più coinvolgente, il sostegno a Napoleone fu più grande di quanto si pensi, soprattutto da parte delle élites, con un aggregarsi progressivo fin dal 1796 dei ceti dirigenti in cambio di fedeltà politica; le élites locali rimangono perciò cantiere aperto, date le vie diverse e