Rassegna storica del Risorgimento
Regno delle Due Sicilie. Storia politica. Secolo XIX
anno
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2000
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pagina
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359
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F.P. fìo(etÙ e la Costituitone napoletana 359
maggioranza dell'opinione pubblica, mentre esisteva una vastissima area della società su posizioni anti-liberali è il caso del proletariato e sottoproletariato, strati piccolo-borghesi, il clero regolare e secolare ! interamente contraria o perlomeno diffidente di qualunque progetto riformatore. Senza parlare poi del partito dell'assolutismo numericamente il primo del regno sempre schierato a fianco del re nei momenti di reazione (1799, 1821), misoneista ad oltranza, composto dell'aristocrazia, della maggior parte dell'esercito e del clero. Come espressione del fronte reazionario ci si può rifare alle posizioni dello storico di quel movimento Giacinto De Sivo, che forte del suo oltranzismo, fece della costituzione la summa delle pretese della setta liberalesca .6)
Non diversa era la posizione del mondo cattolico napoletano tra i cui teorici è il caso di ricordare un suo importante esponente, il gesuita neotomista Matteo Liberatore. Questi infatti nella premessa del suo Principii di Economia politica asseriva: il liberalismo moderno è simigliarne al moscone, il quale, dovunque si posa, lascia un germe di corruzione e di puzza. In occasione della rivoluzione del Quarantotto egli aveva scritto specificamente sulla questione-costituzione, cercando di tenersi libero da ogni influenza di liberalismo straniero , dal momento che distingueva due liberalismi , uno nato da castissime nozze e l'altro di origine spuria e miscredente per indole.7) Per questo difensore del vero e ragionevol progresso, il movimento avrebbe dovuto mantenersi nell'alveo della tradizione cattolica, Tunica strada praticabile per rispondere agli interrogativi impellenti del momento.
Ma non è da credere che l'adesione di Ferdinando II al campo riformatore sia stata una conversione immediata e convinta, dal momento che il problema delle riforme liberali affrontato nel biennio '46-48 dal granduca di Toscana, dal re piemontese e dal papa lo aveva trovato schierato sull'altro versante, forte dell'esistenza nel regno delle Due Sicilie come egli non si stancava di ripetere dei primati istituzionali e amministrativi (Consiglio di Stato, pubblicità dell'attività giudiziaria ecc.). Alla linea del dialogo con la borghesia liberale il re borbone aveva opposto la politica della resistenza, ponendosi da subito contro la proposta di una lega doganale italiana avanzata a fine '47 dai tre stati più aperti della penisola, Sardegna,
*> G. DE Sivo, Storia delle Dm Sicilie dal 1847 al 1861, (1868), Napoli, 1964,1, p. 126.
?) M. LIBERATORE, Napoli e la Costi/unione, Napoli, 1848. Sulle sue posizioni anti-liberali cfr, F. Di BATTISTA, Sul primo liberalismo economico nell'Italia risorgi'mentale, in Annali dilla Facoltà di Economia dell'Università di Bari, n. s.t XXXIII (1995-96), pp. 21, 22, Per un'indagine più specifica del dibattito politico e delle posizioni dei diversi gruppi politici della capitale si veda il nostro recente Napoli 1848: la breve primavera della libertà, in Nord e Sud, XLVI, maggio-giugno 1999, numero monografico Napoli: città-conflitto, a cura di G. De Mattino, pp. 35 e sgg.