Rassegna storica del Risorgimento

Regno delle Due Sicilie. Storia politica. Secolo XIX
anno <2000>   pagina <362>
immagine non disponibile

362 Luigi Parente
di Stato del 15 maggio sarebbe stato più possibile alla reazione borbonica fare come se niente fosse accaduto, con l'imporre il silenzio su problemi così nodali. Fu, com'è noto, l'avvocato Francesco Paolo Bozzelli chiamato il 30 gennaio a far parte come ministro dell'Interno in sostituzione del magistrato Carlo Cianciulli, che non accettò l'incarico , del nuovo gabi­netto costituzionale presieduto dal duca di Serracapriola, a stilare la carta costituzionale del 10 febbraio, divenuta subito il modello delle carte octrqyées del Quarantotto italiano.
Prima di passare però all'analisi della carta ci tocca ora soffermarci su questa eminente figura della scena politica e culturale dell'Ottocento meri­dionale fortemente contestata dalla storiografia liberale, per essere egli tor­nato al governo dopo la tragica giornata del 15 maggio. Ma dopo il saggio del Croce, del 1918, sull'opera politica di F.P. Bozzelli, e lo studio delFOl-drini, del 1973, sul suo pensiero filosofico non è più possibile accettare i giudizi della polemica risorgimentale sia che si tratti del liberale Settem­brini che del radicale Petruccelli della Gattina fino a Giosuè Carducci , che poggiano essenzialmente sulla psicologia dell'individuo e/o sul desiderio di fama che lo portarono a tradire la patria.13)
F.P. Bozzelli sia per cultura politica che per dottrina costituzionalista fu un forte pensatore europeo dell'età della Restaurazione, così che gli aspetti teorici e concettuali del suo liberalismo moderato esprimono in pieno la cifra dell'epoca nella quale visse ed operò. Avverso alle posizioni estremistico-radicali prima giacobine poi democratiche , egli rimase legato tutta la vita all'ideologia dei murattiani , della cui generazione fece parte, dal momento che durante il regno di Giuseppe Bonaparte iniziò la sua carriera di funzionario statale, entrando nel 1808 come uditore nel Consiglio di Stato.
Come è noto, con l'opera dei napoleonidi (1806-1815) si avviò nel re­gno meridionale il processo di modernizzazione borghese dello Stato, che voleva dire soprattutto la fine della feudalità con la relativa trasformazione delle strutture sociali e statali, la cui sintesi riformatrice era ben espressa nel Codice civile.
Nel Decennio quella dei liberali della prima generazione dell'Otto­cento fu esperienza di governo e di istituzioni ha scritto Nino Cortese, lo storico più attento di quell'interessante periodo : donde quel loro profondo attaccamento verso il regime di tali anni che non verrà mai meno
13) B. CROCE, Un costituzionalista del 1820: F. P. Bozzelli, in ID., Una famiglia di patrioti ed altri saggi storici e critici, Bari, 1919, pp. 129-145; G. OLDRJNI, La cultura filosofica napoleta­na dell'Ottocento, Bari, 1973; G. D'AGOSTINO, Francesco Paolo Boccili, in Dizionario biografico degli italiani, voi, 13, Roma, 1971, pp. 581-583. Per la storiografìa liberale invece ci si riferisce in particolare a L. SETTEMBRINI, Ricordante delta mia vita, a cura di M, THEMÈLLY, Milano, 1961, p. 211; E PETRUCCELU DELLA GATTINA, La rivoluzione di Napoli cit, pp. 65-67.