Rassegna storica del Risorgimento
Europa. Storia politica. Secolo XIX
anno
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2000
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pagina
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Federica Sartori
All'atteggiamento italiano al Congresso di Berlino Bonghi dedica, inoltre, pagine di pungente ironia. Se, da un lato, riconosce al Depretis e al Corti il merito di aver convinto, con il loro atteggiamento pacato, i Governi esteri che l'unico fine dell'Italia fosse il mantenimento della pace e la concordia di tutti, dall'altro mette a nudo con sarcasmo la sterilità di un tale atteggiamento:
E se l'interesse principale dell'Italia era che la pace non fosse turbata [...] se il migliore, non solo, ma l'unico mezzo per assicurare quest'interesse era il non fiatare, il conte Corti ha meritato bene, e grandemente bene della sua patria. Anzi in luogo di rimproverarlo che nel Congresso egli sia stato troppo rimesso, bisognerebbe muovergli censura d'un inutile ardire, poiché persino la ripugnanza mostrata all'occupazione della Bosnia e dell'Erzegovina per parte dell'Austria, e l'obbiezione fatta nell'acquisto di Spizza sono state soverchie e, per quanto pure leggiere, nell'attitudine che la diplomazia italiana aveva presa, e cui doveva ormai mostrarsi coerente.4)
Le critiche di Bonghi, dunque, riflettono quelle di gran parte dell'opinione pubblica di allora e riguardano particolarmente la scelta di Corti di mantenere le mani nette , cioè il suo fermo proposito di presentare l'Italia come potenza interessata unicamente al mantenimento della pace e aliena dal richiedere compensi territoriali a seguito dell'espansione austriaca in Bosnia ed Erzegovina. Di contro a questa politica Bonghi ne proponeva una affatto diversa finalizzata a sfruttare la crisi d'Oriente per ottenere vantaggi anche territoriali. Già nel 1877 ne La giustizia e la libertà in Oriente Bonghi aveva suggerito di collegare la questione orientale con i problemi dell'Africa settentrionale:
Il giorno che l'impero si disciogliesse, e che la sua presa cessasse non solo nella parte di Europa, in cui si regge tuttora, ma in Asia Minore e sulle coste d'Africa, allora al protettorato del Sultano nell'Egitto si potrebbe surrogare quello dell'Inghilterra; e non vedo perché allora non si potrebbe surrogare altresì quello dell'Italia al protettorato del Sultano a Tunisi.5)
Nel 1877 Bonghi, convinto dell'impossibilità per l'Italia di ottenere il Trentino, proponeva di spostare l'attenzione verso mire più facilmente rag-
0 Ivi, p. 329.
5) R. BONGHI, La gmtia e la libertà in Oriente, (1877), in Politica Estera cit., pp. 243-268, in particolare p. 264.