Rassegna storica del Risorgimento

Europa. Storia politica. Secolo XIX
anno <2000>   pagina <383>
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Ruggero Bonghi e il Congresso di Berlino 383
gìungibili: l'Africa settentrionale e Tunisi in particolare gii apparivano come obiettivi da poter perseguire con una certa facilità, data la debolezza dell'impero ottomano, e soprattutto con tm grande vantaggio ai fini della difesa degli interessi italiani nel Mediterraneo. Bonghi, tuttavia, dovette ben presto rendersi conto che il raggiungimento di quella meta non si presenta­va poi così agevole. All'occupazione italiana della Tunisia si opponeva, infatti, la Francia e la possibilità di un conflitto italo-francese era invisa non soltanto a Bonghi ma a tutte le nazioni d'Europa. Nella Prefazione alla seconda edizione della Crisi d'Oriente e il Congresso di Berlino Bonghi rinnovava la sua proposta, sostituendo però Tripoli a Tunisi:
Ma checché sia di ciò poiché al passato non c'è rimedio è chiaro, che noi esclusi dall'Egitto, esclusi dalla Tunisia, non ci potremo lasciare escludere anche dalla Tripolitania.6)
Questa seconda edizione è del 1885 e, rispetto al 1878, il panorama internazionale aveva subito decisi mutamenti: l'Inghilterra si era ormai stabilmente insediata in Egitto e la Francia aveva occupato Tunisi. A Bon­ghi, dunque, non restava che ripiegare sull'espansione in Tripolitania da effettuarsi attraverso un'alleanza con la Francia, piuttosto che con la Ger­mania o con l'Austria le quali non avevano interessi diretti in Africa setten­trionale. Tuttavia Bonghi si guardava bene dal rilevare la difficoltà di una tale impresa. Tripoli, infatti, rappresentava allora una meta poco appetibile, neppur lontanamente paragonabile al Trentino o a Tunisi. Far accettare all'opinione pubblica questo mutamento di obiettivi sarebbe stato atto quasi impossibile ed è per questo che, come rilevato da Maturi, le critiche di Bonghi sono spesso più brillanti e acute che solide .7) Ovviamente Bonghi non agiva da uomo di governo, ma da polemista: dai banchi dell'oppo­sizione egli poteva anche permettersi di rimanere al solo livello propositivo, non dovendo preoccuparsi del concreto agire politico. Completamente diversa la situazione del conte Luigi Corti che, proprio a causa delle manife­stazioni scoppiate in Italia contro la sua condotta al Congresso di Berlino, era stato costretto a dimettersi e di questa sua scelta aveva scritto allo stesso Bonghi:
R. BONGHI, Prefazione alia seconda edizione della Crisi d'Oriente e il Congresso di Ber­lino, in Politica Estera cit., p. 164.
7) W. MATURI, Ruggero Bonghi e i problemi di politica estera, in Belfagor, a. I, 15 luglio 1946, fase. IV, pp. 415-436, in particolare p. 425.