Rassegna storica del Risorgimento

Europa. Storia politica. Secolo XIX
anno <2000>   pagina <386>
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Federica Sartori
Nella Prefazione Bonghi si trovava a dover dimostrare l'italianità del nostro confine orientale, l'appartenenza dei territori posti a sud delle Alpi orientali alla nazione italiana. Tale appartenenza era da lui sostenuta sulla base di un fenomeno di carattere culturale: la crescita e diffusione dell'ita­lianità in quei territori e in quelle popolazioni, a fronte del regredire delle altre nazionalità ivi presenti. E poiché per Bonghi l'italianità costituiva un carattere distintivo ed essenziale di nazione,13) ne discendeva che italiani dovevano essere considerati tutti quei territori nei quali essa era prevalente. Una volta dimostrata l'italianità di quei territori restava, tuttavia, da affronta­re il problema centrale: l'appartenenza di territori culturalmente e geografi­camente italiani ad uno stato straniero. Ed è proprio in merito al motivo dei rapporti da intrattenere con l'Austria che si inserisce l'appunto di Corti nel quale questo motivo è diffusamente trattato e nel quale emerge una conce­zione del ruolo dell'Austria e, di conseguenza, delle relazioni italo-austriache che spiega Patteggiamento di Corti a Berlino e soprattutto le ragioni della sua ferma volontà di mantenere tali relazioni sopra un piede di franca ed onesta cordialità.14)
Dal confronto tra la seconda parte di questo appunto e la Prefazione bonghiana emerge, non un'analogia espressiva, com'era nel caso precedente, bensì una vicinanza di contenuti. Nella Prefazione Bonghi così si esprime sul problema della presenza austriaca nei territori orientali:
Se noi dovessimo acquistare la frontiera nostra naturale verso le Alpi centrali e le orientali a patto di dissolvere il Regno austro-ungarico, l'utilità che ci verrebbe da quell'acquisto sarebbe assai minore del danno che quest'alterazione nella distri­buzione del potere nel centro dell'Europa ci produrrebbe. L'Austria c'è schermo contro la Russia e contro la Germania [...]. I confini d'Italia, premuti da una parte dall'Austria e dalla Francia dall'altra, giovano contro Puna e l'altra, perché la principale forza nostra starà sempre nell'allearsi coli'una delle due contro quella delle due che ci volesse diventare nemica; [...]. Noi possiamo colTAustria dividere l'Adriatico: coli'Austria, l'Inghilterra, la Francia, la Spagna il Mediterraneo. Ma ove sul corpo dell'Austria la Germania e la Russia giungessero alle spiagge dell'Adria­tico, il Regno d'Italia parrebbe diventato più picciolo che non era ciascuno degli Stati né quali la penisola era divisa prima del 1860. Meno si muta la distribuzione delle forze tra la Francia, l'Austria, la Germania e la Russia nell'Europa al di là delle Alpi, e più sicuri noi stiamo al di qua.15)
5 R. BONGHI, Prefazione a P. FAMBRI, La Venera Giulia, Venezia, Naratovich, 1880, pp. IH-XXXV, in part p. XXIV.
H) Documenti Diplomatici Italiani - Seconda Serie: 1870-1896, Appunti del Ministro de­gli Esteri Corti, voi. X (24 marzp-16 ottobre 1878), doc. 300, p. 333. Cfr. anche ivi, doc 40, p. 31 e doc 119, p. 112.
ts> R. BONGHI., Prefazione a P. FAMBRI, La Venevàa Giulia cit., pp. XXVI-XXVIII.