Rassegna storica del Risorgimento
Europa. Storia politica. Secolo XIX
anno
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2000
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pagina
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387
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Ruggero Bonghi e il Congresso di Berlino 387
Nell'appunto è scritto:
Un grande servizio sarebbe reso all'Italia se i suoi pubblicisti facessero intendere quanto falso sia l'atto da qualche tempo adottato da una parte del mondo politico di considerare l'Austria come la nemica naturale d'Italia. Così era infatti prima del 1866. Ma sarebbe ora un anacronismo che potrebbe divenire fatale all'Italia di credere che la prosperità dell'Austria costituisca un pericolo per l'Italia. L'impero austroungarico è composto d'elementi eterogenei né ha alcuna stabilità. Che avverrebbe se se ne andasse in rovina? E chiaro che in quella eventualità noi avremmo la Germania sulle vette delle Alpi e a Trieste, e la Russia sull'Adriatico. Ora, è questa una eventualità desiderabile per l'Italia? Non è invece più conforme agli interessi di questa che l'impero austroungarico la separi da quei due colossi che sono evidentemente le potenze dell'avvenire? Né il valore di queste considerazioni può essere menomato dall'aspirazione di alcune valli di più o di meno. Ne viene la considerazione che l'Italia avendo ottenuto dall'Austria quelle provincie che desiderava, avendo messo questa fuori dalla penisola, la politica più saggia sarebbe quella di stringere un'alleanza tra le due potenze vicine, ed intendersi amichevolmente sulla questione d'Oriente come sopra tutte le altre. La quale condotta sarebbe tanto più prudente che, qualunque siano i partiti che reggono la Francia, la simpatia tra questa e l'Italia non sarà mai sincera e profonda. Uria lotta fra l'Italia e l'Austria invece potrebbe mettere a repentaglio persino l'integrità e l'unità di quella.16)
In questo caso non vi è, come dicevamo, una coincidenza espressiva tra le parole di Bonghi e le considerazioni che emergono da questo documento, ma soltanto una concordia di contenuti. L'aspetto più rilevante, tuttavia, è che sia Bonghi sia Corti condividono il timore di un possibile indebolimento dell'impero austroungarico o di una rottura di quell'equilibrio di forze contrastanti creato dal Congresso di Berlino dai quali sarebbero potuti derivare gravi pericoli per l'Italia. Si tratta di un timore allora fortemente sentito dall'opinione pubblica italiana. Diffusa era infatti la paura di un'eventuale espansione russa sull'Adriatico: una paura nella quale si mescolavano l'avversione al panslavismo, allo spirito di conquista che aveva animato l'impero degli zar e alla semibarbarie della vita russa.17) Altrettanto sentita era la paura di un eccessivo rafforzamento della Germania che avrebbe portato l'Italia a dover competere con una nazione ben più vigoro-
>fi) ARCHIVIO DI STATO DI NAPOLI, Archivio privato Ruggero Bonghi, busta 5, C/717 bis.
,7) F, CMABOD, Storia della politica estera italiana dal 1870 al 1896, Bari, Laterza, 1962 (l'ed. 1951), p. 471.