Rassegna storica del Risorgimento
Europa. Storia politica. Secolo XIX
anno
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2000
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pagina
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Federica Sartori
asserzione mi tocca dal vivo. Grandi Numi! Quando rammento con quanta perseveranza ed energia De Launay ed io ci tenessimo stretti alla Germania ed all'Austria in quel consesso, con quale fervore credessimo nostro supremo dovere anche d'esagerare questi sentimenti d'amicizia affine di paralizzare, per quanto da noi dipendeva, gli effetti delle escandescenze cui s'abbandonavano allora le popolazioni Italiane, come avessi a soccombere in sì tremenda lotta, mi fa trasecolare il leggere che a Berlino non pendemmo da nessuna parte. Queste, caro Bonghi, son verità sacrosante, e se noi credi domandalo a Bismarck ed Andrassy. Mi rimetterei anche al giudizio di Gortchakoff se i morti potessero parlare. E potrei fornirne le prove se a me non ripugnasse sopra ogni cosa di citare l'opinione di Ministri esteri sopra i miei atti.
Inoltre, Corti ribatteva con forza alla critica di non aver ricercato un'intesa con l'Inghilterra per la difesa degli interessi italiani nel Mediterraneo:
D'un altro punto vò dire due parole. Tu affermi che il Governo Italiano ha nel 1878 ricusato di spiegarsi coll'Inghilterra sugli interessi dell'Italia nel Mediterraneo. Non è un accordo sopra questi interessi che l'Inghilterra proponeva nella primavera del 1878, ma la guerra contro la Russia, e batteva alla nostra porta dopo avere battuto invano a quelle di Parigi e di Vienna. Questa è vera storia, ne altrimenti suonavano le parole dell'Ambasciatore Inglese incaricato di fare l'invito. Ora, non che farmi rimprovero della condotta tenuta in quella congiuntura, io sono convinto che il Governo del Re avrebbe commesso un nefando delitto se, la prima volta che l'Italia unita teneva forse nelle sue mani le sorti d'Europa, essa fosse stata cagione d'una guerra di cui nessuno poteva prevedere le proporzioni e la durata. Tu dirai che sono un incorregibile, eppure t'assicuro che mi sarei lasciata recidere questa mano piuttosto che lanciare questa nostra Italia, che vedemmo miracolosamente risorgere dopo venti secoli d'oppressione, in remote lotte, per interessi non Italiani e farla mercenaria d'altra Potenza. Arroga che i Ministri che avessero tanto osato sarebbero stati lapidati dalla Camera e dalla nazione prima che avessero il tempo di attuare stì iniqui consigli. Forse ebbi un torto, e fu quello di non ispirare la mia politica alla tattica dei gruppi, che perciò li ebbi tutti contro. Ma la coscienza è tranquilla, e spero che questo peccato mi sarà perdonato dal misericordioso Iddio nel mondo avvenire.24)
2*9 ARCHIVIO DI STATO DI NAPOLI, Archivio privato Ruggero Bonghi, Luigi Corti a Bonghi, Costantinopoli, 17 ottobre 1884, busta 5, C/717. Dopo il Congresso di Berlino Luigi Corti tornò a ricoprire la carica di inviato straordinario e Ministro plenipotenziario a Costantinopoli assunta nel 1875 con credenziale del 17 luglio. Il 21 giugno 1880 ottenne il rango di Ambasciatore e rimase a Costantinopoli fino al dicembre 1885. Nel febbraio 1886 fu trasferito a Londra ma, dopo l'ascesa di Crispi al potere, fu bruscamente richiamato e collocato prima a disposizione del ministero, poi a riposo (dicembre 1887). Mori a Roma il 18 febbraio 1888.