Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia politica. Secoli XIX-XX
anno <2000>   pagina <411>
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LE IPOTESI TERRITORIALI NELLA QUESTIONE ROMANA DAL 1870 AL 1929 H
Concedere o meno un territorio alla Santa Sede per poter adempiere al suo compito spirituale nell'ambito della realtà temporale fu uno degli aspetti della soluzione della Questione Romana che fino ai Patti del 1929 suscitò grandi entusiasmi e forti opposizioni.
Il problema del territorio non era un tentativo di rinascita dello Stato Pontificio, bensì assicurare l'indipendenza del magistero papale che sia le masse cattoliche che i governi cattolici dell'Europa videro in pericolo con la conquista italiana. Il concetto stesso di sovranità comporta il possesso di un territorio dovendo essere non solo dichiarata, ma anche visibile. La proble­matica, naturalmente, si arricchì con la peculiarità delle funzioni della Santa Sede e della figura del Pontefice.
L'episodio della breccia di Porta Pia determinò la perdita dell'aspetto visibile dell'indipendenza papale nell'ambito temporale, anche se, come si analizzerà, non tutti furono d'accordo nell'affermare la scomparsa (debellatici) dello Stato Pontificio.
Il primo tentativo di comporre la Questione Romana fu fatto con la Legge delle Guarentigie (1871) che rimase la linea guida dei rapporti tra Santa Sede ed Italia fino al 1929. Vedremo, infine, le vicende ed i confini dell'attuale Stato della Città del Vaticano come furono definiti dal Trattato del Laterano.
I La presa di Roma e la capitolazione
Il conseguimento dell'Unità nazionale da parte del Regno di Sardegna, la proclamazione nel marzo 1861 di Roma come unica capitale del Regno d'Italia e la situazione politica europea, vedasi quella francese a seguito della