Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia politica. Secoli XIX-XX
anno <2000>   pagina <414>
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Tullio Aebischer
riportarvi l'ordine. Informato il Governo di tale situazione, Cadorna rice­vette un telegramma che lo informava che Ella può dichiarare esplicita­mente che le truppe saranno ritirate dalla città Leonina, sulla medesima richiesta per la quale vi furono mandate. Dopo di ciò il 23 settembre Cadorna scrisse al Card. Antonelli dichiarando che come le Truppe italia­ne sono entrate nella Città Leonina per desiderio di S.S. il Santo Padre, cosi saranno immediatamente ritirate ad ogni cenno me ne verrà dato dall'E.V. giacché il Governo di S.M. il Re d'Italia tiene a rispettare l'indipendenza del Sommo Pontefice.16) Il 25 settembre una lettera del Card. Antonelli invitò, però, Cadorna a continuare la vigilanza in Borgo per la sicurezza del Papa chiedendo anche l'occupazione, effettuata, di Castel Sant'Angelo dove armi e munizioni erano rimaste incustodite.17) Il giorno dopo Cadorna acconsentì a rimanere in Borgo a tutela dell'ordine e della sicurezza esterna del Sommo Pontefice finché S.S. il Sommo Pontefice la crederà necessaria .18)
Come si vede da parte italiana vi fu la costante, possiamo dire, preoc­cupazione di ripetere in ogni occasione la concessione di uno spazio visibile per l'azione del Pontefice. A posteriori si potrebbe dire che le preoccupa­zioni erano rivolte più verso le potenze cattoliche e gli ambienti religiosi italiani che verso la Santa Sede.
Il desiderio di avallare le clausole sulla Città leonina all'atto della capi­tolazione venne evidenziato anche nell'indizione del plebiscito (2 ottobre 1870) che non prese in considerazione gli abitanti di Borgo. Nonostante ciò, gli stessi abitanti di Borgo raccolsero le schede separatamente ed i voti furono poi incamerati nel plebiscito19) il cui risultato venne accolto col Regio Decreto del 9 ottobre 1870 n. 5903.20) Nel Preambolo del suddetto
mentre essendo state sciolte tutte le sue truppe, non ha modo di impedire che perturbatori dell'ordine, emigrati ed altro, vengano a fare schiamazzo e disordini sotto la sua residenza sovrana (A. PIOLA, La Questione Romana nella storia e nel diritto da Cavour al Trattato del Laterano cit., p. 99) e R. CADORNA, La liberatone di Roma nel 1870 cit, p. 217. Inoltre, In seguito a disordini nella città Leonina causati da ira popolare contro i gendarmi pontifi­ci, Sua Santità si rivolse al generale Cadorna perché mandasse truppe a tutela dell'ordine. Il generale aderì a tale dimanda (Gaietta Ufficiale del Regno del 22 settembre 1870). In F. SCADUTO, Guarentìgie pontifìcie e relazioni fra Stato e Chiesa cit., p. 108, si riporta l'ipotesi che la richiesta di aiuto nascondesse l'intento di far pesare ancora di più la prigionia del Papa sperando in una nuova restaurazione per recuperare tutto lo Stato Ponti fido.
ìei Lettera n. 212 in ACS, Segreteria Particolare del Duce - Carteggio Riservato, b. 6, sf. 1.
w) R. CADORNA, La liberatone di Roma nel 1870 cit., p. 371.
**> Lettera n. 227 in ACS, Segreteria Particolare del Duce - Carteggio Riservato, b. 6, sf. 1.
,9> R. CADORNA, La liberatone di Roma nel 1870 cit., p. 371.
20) Il decreto fu convertito con la legge 31 dicembre 1870 n. 6165. La legge 3 feb­braio 1871 n. 33 trasferì, successivamente, la capitale da Firenze a Roma.