Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia politica. Secoli XIX-XX
anno <2000>   pagina <416>
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Tullio Aebischer
Stato Pontificio, ossia l'annullamento totale della forma di govèrno che esercitava la potestà sovrana sul territorio e sulla popolazione.
Riteniamo importante a questo punto far presente la peculiare situa­zione che avrà non pochi riflessi sulle considerazioni che andremo ad esporre. Il suddetto decreto pone in evidenza e differenzia tra potere tem­porale della Chiesa ed autorità spirituale della Santa Sede. Infatti, pur scom­parendo la forma di governo, non scompare la Santa Sede che dovrà consi­derarsi l'unica controparte supernazionale con la quale il Regno d'Italia si confronterà fino al 1929. Quindi, il Papa non perse totalmente la sua con­notazione sovrana,23) conservando solo quella spirituale che non potè essere debellata dovendosi a questo scopo eliminare radicalmente una religione.
Molti Autori hanno ritenuto la debellatìo dello Stato Pontificio un bene per la Chiesa troppo vincolata a mansioni terrene. Inoltre, il rico­noscimento della situazione di debellatìo giustificò Yiter di richieste di un territorio visibile da concedersi alla Santa Sede.
ha teorìa vaticanista. La prima opposizione alla teoria della debellatìo dello Stato Pontifìcio venne dall'evidenza che le truppe italiane non occupa­rono fisicamente prima la Città leonina e poi il Vaticano. Ciò permise di giustificare sia la sovranità politica del Pontefice che la personalità giuridica intemazionale della Santa Sede.
La prima volta che si ha notizia della pretesa sopravvivenza di un pur piccolissimo Stato Pontificio si ebbe 12 anni dopo la presa di Roma per la questione dei Tribunali vaticani.24) Il Segretario di Stato Card. Jacobini sostenne in una lettera al corpo diplomatico presso la Santa Sede che non possono esercitarsi atti giurisdizionali se non precede l'occupazione del territorio. Ora è incontestabile che il Palazzo Apostolico del Vaticano non fu mai occupato, e che alle sue porte si arrestarono le armi invadenti, non per buon volere del governo, ma in presenza della resistenza armata, della protesta del legittimo principe, del "veto" di tutta l'Europa e soprattutto della temuta minaccia della partenza del Pontefice, che avrebbe gravemente compromesso, come comprometterebbe tuttora, la stessa esistenza del gio­vine Regno . Questa tesi, che possiamo definire vaticanista, venne assecon-
tutte le guarentigie necessarie per la indipendenza nell'esercìzio della sua podestà spirituale (art. 2).
s*) MARIO MIELE, La condizione giurìdica internazionale delia Santa Sede e delia Città del Vaticano* Milano, 1937, p. 43.
2*) A. PJOLA, La Questione Romana nella storia e nel diritto da Cavour al Trattato del Luterano cit, p. 101.