Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storia politica. Secoli XIX-XX
anno <2000>   pagina <422>
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Tullio Aebischer
la prima grande questione del Regno d'Italia non aveva precedenti, come, d'altronde, non ne avrà neanche nel 1929. Al massimo si erano studiati i tentativi di un accordo con la Chiesa per una convivenza pacifica nell'ambito dei rispettivi ordini. Per quanto riguarda l'aspetto territoriale la Legge permetteva al Papa di continuare a godere dei palazzi apostolici vaticano e lateranense, di tutti gli edifizi, giardini e terreni annessi e dipen­denti, non che della villa di Castel Gandolfo con tutte le sue attinenze e dipendenze (art. 5). Insieme all'art 7 si veniva a configurare una situazione di extraterritorialità a fortiori pur nel silenzio esplicito dell'articolo stesso. In questo modo si faceva salva l'integrità del territorio del Regno non contrad­dicendo il decreto dell'ottobre 1870, ma nello stesso tempo si proteggeva il Sommo Pontefice da ingerenze del Regno italiano stesso. Le parole conti­nua a godere dell'art. 5 esprimono, però, che il Sommo Pontefice non è proprietario del Palazzo Apostolico ed annessi: la differenza è tutta qui.
Anche quando la Legge delle Guarentigie venne dichiarata nel 1878 legge fondamentale, la Santa Sede non si sentì comunque tutelata poiché tutto era stato fatto unilateralmente. Tuttavia, in un discorso del 1881 tenuto nel Duomo di Milano da Mons. Bonomelli alla presenza di vescovi e sacerdoti si prendeva atto che la conquista di Roma era da ritenersi un fatto compiuto ed irrevocabile.41) Per questo si proponeva uno Stato in miniatura di estensione minore della Città leonina e che giungesse al Tevere. Ma nel maggio 1887 Y Osservatore Romano scriveva lapidariamente che la giustizia è una sola e inflessibile. Essa importa la restituzione di quanto fu tolto e la riparazione dei diritti della Santa Sede violati dalla congiura delle sette; importa il ristabilimento del potere temporale specialmente sulla città di Roma.42) Gli animi non erano pronti ad un confronto risolutivo che non comportasse ancora pregiudizi e posizioni di principio.
La non poca letteratura che aveva anticipato e seguito i fatti del 1870 dimostra come i tentativi di conciliazione non furono pochi. Ogni occasione d'incontro tra Chiesa e Stato poteva essere utile per trovare una soluzione o iniziare uno scambio di idee. Per esempio, in un colloquio tra il Card. Parrocchi, vicario di Sua Santità, e Mons. Anzino, cappellano della Real Casa, per la nomina del cappellano della tenuta di Castel Porziano, si parlò di una soluzione territoriale alla Questione Romana. Desiderando il Vatica­no una striscia di terra fino al mare, il corridoio, per comunicare libera­mente e direttamente con i cattolici del mondo senza porre piede in territo­rio italiano, il Card. Parrocchi propose la cessione della tenuta di Castel
) Atti Parlamentari Legislatura XXVUI, 1 Sessione 1929, voi. I, p. 140. 9 Ibidem.