Rassegna storica del Risorgimento

DE CANDIA ; MARIO ; TENORE ; MUSICA ; COLLEZIONISMO
anno <2000>   pagina <442>
immagine non disponibile

442 Libri e periodici
i temi più varii della lunga storia meridionale e tra le discipline storiche più varie (politica, istituzioni, economia, società, cultura), ma nello stesso tempo comprenda la trattazione di questioni archivistiche e paleografiche variamente connesse alla tradi­zione documentaria napoletana o a ciò che per tale può intendersi. Ma soggiunge che la caratteristica della miscellanea risponde alla varietà degli interessi della cele­brata, quasi a trovare una giustifica alla diversità dei contributi pubblicati.
Apre la rassegna un breve testo del benedettino di Montecassino Mariano Del­l'Omo, in verità già apparso in Benedictina: si tratta di un'aggiunta autografa per la cronologia di Arechisi iudex cibitatis Capuane . La chiude un interessante lavoro di Carlo de Frede, pur esso già stampato in Cinque scritti crociani', si discute con puntuale e significativa documentazione, oltre che con ragionamenti bene impostati, dei rapporti intessuti da Benedetto Croce con l'Archivio di Stato di Napoli, durati per tutta la vita dell'illustre filosofo, dalla felice esperienza fatta all'ombra serena di Bartolomeo Capasso, fino al dolore per le perdite causate dalla seconda guerra mon­diale . Tra questi due apporti s'infilano cinquantacinque elaborati di altrettanti autori: come si vede, nelle mille e passa pagine dei due tomi c'è materia abbondante da spulciare con profitto. Noi ci soffermiamo su pochi lavori di nostro interesse specifi­co, rimandando il lettore che ne volesse sapere di più alla certamente giovevole con­sultazione diretta dei due volumi.
S'impone all'attenzione dello studioso la memoria di Giuseppe Galasso, L 'ere­dità municipale del Ducato di Napoli, in cui, per la verità, si azzarda un po' troppo, quando con ottimismo si afferma che il ducato più tardi torna ad assumere un suo rilievo nella coscienza storica napoletana e si sostiene che già alla fine del secolo XVm si riprende la consapevolezza della sua natura di piccolo stato autonomo. Di Tommaso Pedìo è il saggio L'ordinamento amministrativo del Regno di Sicilia: il giu­stiziere di Basilicata, in cui si tratta di un tema ancora controverso, anche se è certo che Ottone IV nomina l'arcivescovo di Acerenza giustiziere del distretto giudiziario di Basilicata.
Al di là di questi due esempi di trattazioni di argomenti nel tempo assai lontani da noi, hanno rilevanza, per capire lo sviluppo storico che prelude ai sommovimenti politici pre-risorgimentali, due studi notevoli di spessore storiografico. Il primo, La formazione dello Stato moderno nei territori italiani sotto il dominio spagnolo: Napoli, Sici­lia e Sardegna nei secoli XV-XVJII, è di Guido D'Agostino; il secondo, La Spagna, Napoli e la Sicilia. Istruzioni e avvertimenti al viceré, è di Rosario Villari. I ragionamenti espostivi e la documentazione relativa costituiscono materia di accorta riflessione.
Raffaele Colapietra discute dei commovimenti aquilani precursori della rivolta di Masaniello con certo acume critico; Pasquale Villani riferisce della presenza di agenti e diplomatici francesi in Italia, limitandosi, in una nota molto breve, all'atteg­giamento che assume a Napoli Francois Cacault, incaricato di affari ad interim in as­senza dell'ambasciatore di Francia Talleyrand, alla vigilia della rivoluzione; Alfonso Scirocco tratta un tema che rientra a pieno titolo nella materia di sua competenza specifica: Tra brigantaggio politico e banditismo nel 1815 nel Mezzogiorno. In merito a quest'ultimo lavoro, crediamo opportuno rimandare 11 lettore allo studio Dalla secon-