Rassegna storica del Risorgimento
DE CANDIA ; MARIO ; TENORE ; MUSICA ; COLLEZIONISMO
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2000
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444
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444 Libri e periodici
La riflessione si avvia dal 1796, cioè dalla data dell'ingresso delle truppe di Bo-naparte nelle regioni italiane, un'invasione di nuovo genere, un impatto traumatico; per il Biffi, negli zaini degli invasori è contenuto un asserto particolarmente significativo: il principio di ogni sovranità risiede essenzialmente nella nazione . Conclusa l'avventura napoleonica, il desiderio dell'unificazione territoriale si disposa a quello dell'indipendenza. Si entra così nei tempi risorgimentali.
Il guadagno del Risorgimento è per il saggista in una nuova condizione della penisola, che passa dal frazionamento all'unità statuale, dall'egemonia straniera all'indipendenza, da una pluralità di regimi monarchici, assolutisti, a preponderanza aristocratica, a un unico regime costituzionale a prevalente indirizzo liberal-bor-ghese. La disamina degli accadimenti del periodo risorgimentale vero e proprio, quello ottocentesco, è condotta con distacco, come si conviene oggi ad un'analisi storico-critica obiettiva e scientificamente rigorosa; non si può allora non riconoscere il grave torto dell'incomprensione della realtà cattolica: L'errore più grave è stato quello di aver sottovalutato il radicamento nell'animo italiano della fede cattolica e la sua quasi consostanzialità con l'identità nazionale .
Il discorso da qui prende le mosse per giungere ad affermare che non è il potere temporale dei papi la causa dell'inimicizia con la Chiesa, ma la volontà di attentare alla liberta* Ecclesia*. Ma ciò non osta a definire guadagni provvidenziali i tre elementi distintivi degli esiti risorgimentali: l'indipendenza nazionale, l'unità politica, la fine del potere temporale. Nel contesto del ragionamento si incastrano le giuste definizioni di stato, di nazione, di stato laico, di identità nazionale; si illustra il pensiero del filosofo russo Vladimir Sergeevic Solovéy, grande amico di Dostoevskij: Fra tutti i popoli europei, il primo che raggiunge un'autocoscienza nazionale è l'Italia; si difende la libertà della fede come fondamento della laicità.
L'analisi storico-culturale porta alla determinazione dei comportamenti che devono assumere i cattolici credenti, che hanno alle spalle un'avventura così complessa e tormentata come quella risorgimentale ; li individua Biffi nel compito di offrire a tutti una necessaria chiarificazione culturale , nella indispensabilità di distinguere la laicità dello stato dalla cultura laicista, nel rigetto della singolare visione della democrazia di far coincidere il rispetto delle persone e delle minoranze con il non rispetto delle maggioranze e reliminazione di ciò che è acquisito e tradizionale in una comunità umana , nell'impegno vigoroso perché l'avvenimento unico ed imparagonabile dell'ingresso di Cristo nella nostra vicenda sussista e sia attivo anche nel nostro tempo con tutta la sua carica di salvezza e di esaltazione dell'uomo .
In appendice del saggio viene pubblicato il testo dell'intervento detto dal Biffi nel monastero di Santa Scolastica di Subiaco quando gli viene conferito il Premio S. Benedetto 1998; vi si ragiona dei cinque principi per una speranza: il principio del primato dell'uomo, il principio di solidarietà, il principio di sussidiarietà, il principio della laicità dello stato, il principio della libertà effettiva delle persone e delle aggregazioni.
Il testo dell'arcivescovo di Bologna costituisce un punto di riferimento obbligato non solo per gli studi risorgimentali, ma per le prospettive che si delineano nella