Rassegna storica del Risorgimento
DE CANDIA ; MARIO ; TENORE ; MUSICA ; COLLEZIONISMO
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2000
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447
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Libri e periodici 447
La passione con cui Tommaso Nardella affronta la tragica fine della famiglia Cafarelli-De Carolis, pur spingendo verso valutazioni etiche, come quelle appena riportate, non annulla, né sminuisce, lo sforzo di affidare alle fonti, anche se non sempre primarie, il compito della ricostruzione e della narrazione storica.
GIUSEPPE SOCCIO
GIUSEPPE GORANI, Dalla Rivolutone al volontario esilio (1792-1'81'1), a cura di Elena Puccinelli, introduzione di Carlo Capra; Bari-Roma, Cariplo-Laterza, 1998, in 8, pp. XXXTV-465. L. 48.000.
Si conclude con questo volume l'opera monumentale che Alessandro Casati aveva condotto avanti in anni di ferro, tra il 1936 ed il 1942, dopo aver di persona provveduto all'acquisto del manoscritto originario, segnalato da Francesco Novati e giacente a Ginevra, come tante altre cose del personaggio che nel 1884 Marc Mounier non aveva saputo fare altro che qualificare da avventuriero, un'etichetta da cui gli eruditi all'Ademollo ed alla Simioni non erano riusciti sostanzialmente ad evadere, ma che uno storico di razza come Franco Venturi aveva vigorosamente trasceso, fino alle più recenti indagini critiche, in chiave essenzialmente psicologica e letteraria, del Gugttelminetti e dell'Anglani.
Sarebbe interessante precisare se anche il coinvolgimento del nobile patrizio lombardo possa essere stato in qualche misura favorito, se non propriamente determinato e promosso, dalla sua assidua frequentazione, in quegli anni medesimi, con Benedetto Croce, che a quell'atmosfera multicolore e cangiante, tipicamente settecentesca, di cui Gorani è tra i più significativi esponenti, era, e sarebbe stato ancora, sempre particolarmente attento e sensibile.
Anche l'analogia d'estrazione di patria e di ceto, del resto, può aver giocato in certo modo a ribadire e rassodare la congenialità fra Casati e Gorani, secondo quanto vien ragionato con finezza dal Capra nell'introduzione, contro quelle suggestioni più marcatamente psicologiche, per così dire, che vorrebbero annoverare il Nostro nei quadri e nella sensiblerie del nascente e crescente individualismo borghese.
No, replica benissimo e bene a ragione, Capra, codesto individualismo, innegabile, debordante anzi di frequente in un protagonismo ed esibizionismo peraltro piacevolissimi, gustosamente mondani e spesso tutt'altro che sprovvisti di giustificazione e pezze d'appoggio, l'individualismo del Gorani, dicevamo, è schiettamente aristocratico se non addirittura feudaleggiante, ed in tal senso si distacca anche dal titanismo preromantico di matrice alfierana, con cui presenta peraltro senza dubbio più di un'affinità.
Si tratta peraltro di affinità esclusivamente di gusto, e latamente temperamen-tali, giacché, dal punto di vista politico, a parte le esagerazioni, Gorani può vantare un'esperienza davvero ragguardevole e non limitata all'osservazione del viaggiatore