Rassegna storica del Risorgimento

DE CANDIA ; MARIO ; TENORE ; MUSICA ; COLLEZIONISMO
anno <2000>   pagina <448>
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448 Libri e periodici
cosmopolita dell'epoca ma calata robustamente in situazioni concrete ed assai deli­cate, sulle quali gettano luce, quasi sempre a conforto delle osservazioni del Nostro, le dense note bibliografiche e soprattutto archivistiche che già il Casati aveva ap­prontato per l'edizione dell'opera, e che qui vengono riportate, ed opportunamente integrate dalle preziose ricerche e consultazioni della Pucdnelli.
Gorani scrive di getto, di massima tra il novembre 1806 ed il marzo 1807, mentre fra le paludi ghiacciate della Prussia orientale continua burrascosamente a splendere l'astro di quel Bonaparte a cui egli si è mostrato sempre, e si mostra anco­ra, tenacissimamente avverso, donde la prosecuzione, sino alla morte nel 1819, delToscurissimo e frustrante esilio ginevrino ( Non sono più niente, non servo più a niente leggiamo in una delle ultime desolate postille, del febbraio 1811, nelTitaliano sciolto e gradevole in cui è stato volto l'originale francese, secondo ima moda che si va diffondendo e che non è la meno sintomatica tra i mille riflessi culturali dell'età in cui viviamo).
Tra quella burrasche, comunque, se n'era venuta a pezzi la costruzione impo­nente eretta dal grande Federico, che il Nostro aveva avuto modo di conoscere e di apprezzare di persona, in occasione della prigionia giovanile sofferta durante la guer­ra dei sette anni, e che rimane per lui un modello di dispotismo, analogo a quello della immortale Maria Teresa (ben diversi saranno i giudizi su Giuseppe e Cateri­na) e perciò al centro delle opere d'esordio, tra il 1770 ed il 1790, con in mezzo la fervida, e anch'essa mai rinnegata, adesione alla fisiocrazia.
Quella alla rivoluzione, che gli costerà nel dicembre 1791 l'espulsione dai do­mini asburgici ed un anno abbondante di strettissimo coinvolgimento nelle vicende quanto meno della Gironda, nasce dunque in primo luogo dal fascino esercitato su di lui da Mirabeau, quindi dalla constatazione del fallimento della soluzione monar­chico costituzionale del 1791, infine dall'apertura intemazionale della guerra ideolo­gica, che conferirà a Gorani un ruolo ufficioso di propagandista, consegnato alle lettere ai sovrani d'Europa, di recente ristampate, ed autentici manifesti destabiliz­zanti (per Milano c'è anche un progetto costituzionale specificamente repubblicano) e consacrato dal conferimento al Nostro, unico italiano, ed all'indomani del 10 ago­sto, di una cittadinanza francese ormai inequivocabile al pari di quella contestual­mente attribuita a Cloots e Paine, a parte i padri fondatori americani ed i poeti tedeschi.
Dalla fine del 1792 consideravo la politica come una malattia dalla quale era guarito e la rivoluzione come la peggiore delle calamità [...]. Tutti coloro che sono rimasti o che sono divenuti sostenitori della rivoluzione dopo il 31 maggio sono de­gli sciocchi o dei malvagi : queste parole di Gorani non lasciano dubbi che il tour-nani si verifichi tra l'esecuzione di Luigi XVI e la caduta della Gironda, mesi che vi­dero l'inizio di una importante missione diplomatica del Nostro (si vedano special­mente gli episodi concernenti Castine e Francoforte) ma anche il suo rapido esauri­mento e disimpegno, e l'inizio, a sua volta, di un'odissea fantasmagorica, nell'ambito della quale la politica non riesce più ad avere grande spazio a paragone delle note d'ambiente e di costume, gli incontri, le fughe, i travestimenti, gli sgherri della regina