Rassegna storica del Risorgimento

DE CANDIA ; MARIO ; TENORE ; MUSICA ; COLLEZIONISMO
anno <2000>   pagina <453>
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Libri e perioditi 453
sformazione del feudo in allodio, l'abolizione del fedecommesso, lo scioglimento dei diritti promiscui. Si descrive così la profonda metamorfosi fisica e sociale derivante da quella redistribuzione della campagna, con l'origine di nuovi borghi, avvicina­mento ai luoghi di lavoro, sviluppo demografico, commercializzazione dei fondi, immigrazione e sviluppo oltre le vecchie mura di Trapani, il formarsi di nuove istan­ze civili tra la sua popolazione.
Non senza la mediazione mafiosa, la terra fu accaparrata da massari e horgesi, amministratori, funzionari, professionisti, grandi e grandissimi proprietari cittadini, più o meno assenteisti. Anche tra il clero, a fronte di una fascia doviziosa, si avrà un clero misero, quello dei cosiddetti mastri missari, a caccia di qualche messa di suffra­gio, fra tante migliaia, per potersi sfamare. Spettacolo sociale che contribuirà ad un crescente distacco popolare fino alla crisi del sentimento e della devozione religiosa, specialmente nelle campagne, fatte salve certe manifestazioni esteriori tradizionali e folkloristiche.
Tra le grandi tappe della Costituzione del 1812, della Restaurazione borbonica, dei moti del 1820-21, del '48, del '60, si levano nobili figure di educatori, di rivolu­zionari, di moderati e democratici, di esuli. Rappresentativi della evoluzione della cultura e della coscienza politica sono il poeta Giuseppe Marco Calvino, all'inizio del­l'Ottocento; e poi il sacerdote liberale Vito Pappalardo, i Fardella di Torrearsa e di Mokarta. Dalle pagine dedicate al nuovo impianto amministrativo formatosi con la legge dell'I 1 ottobre 1817, e dalle numerose tabelle riguardanti le censuazioni, l'evo­luzione del catasto agrario, proprietari e reddito delle saline, distribuzione delle pro­prietà fondiarie tra le classi sociali, sviluppo demografico, emerge incessante la ridu­zione del potere poUtico-amministrativo ed economico dalle mani dell'antico patri­ziato in quelle di una borghesia resa doviziosa dalla salina, dalla tonnara, dalla pesca, dal trasporto marittimo, dall'attività armatoriale. Fallimentare, invece, risulta qualche tentativo d'intrapresa industriale e di colonizzazione agricola. Solo nel Marsalese toc­ca un saldo successo la simbiosi industria/agricoltura, grazie al capitale inglese.
Alla evoluzione del paesaggio agrario seguirà una espansione culturale e intel­lettuale di Monte S. Giuliano (Erice), la nascita e lo sviluppo di borgate e casali nelle campagne prima semideserte, la tracimazione dell'abitato di Trapani al di fuori degli antichi spalti. Nel capovalle (Trapani) si cercano gli studi, gl'impieghi, gli agi cittadini, mentre nelle campagne fioriscono l'allevamento, la produzione casearia, la paricchìata libera da vincoli e servitù, i marcati i baglio le masserie. La buona pianta è tuttavia insidiata dalla gramigna mafiosa e il dazio sul macinato fa crescere l'odio special­mente del mondo rurale nei confronti del governo dei Borboni. Ma mentre Marsala è capace di una forte concorrenza, perfino portuale, col capovalle, avendo alle spalle un vasto entroterra che con l'industria vinicola inglese costituisce un organismo vita­lissimo, Trapani è come resecata da un entroterra a sua volta intercluso tra mare e feudo latifondisdco. La nuova provincia gravita più su Palermo che su Trapani, sia per la scarsa simpatia goduta da questa rappresentanza periferica del governo, sia per la carenza o assenza totale di vie di comunicazione che agevolino ravvicinamento in tutti i sensi.