Rassegna storica del Risorgimento
DE CANDIA ; MARIO ; TENORE ; MUSICA ; COLLEZIONISMO
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2000
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454 Libri e periodici
L'A. pone nelle ultime ottanta e più pagine centinaia di rimandi, riferimenti, citazioni, sintetiche ma pregevoli schede biografiche, osservazioni sociologiche e di costume, cioè segnalazioni integrative, il cui studio va suggerito a chi volesse intraprendere una sua personale indagine storica partendo dalle fonti documentarie di base.
FRANCESCO LUIGI ODDO
POMPEO BERTOLAZZI, Cronache risorgimentali 1831-1849, a cura di G. Guidi; Bologna, Costa editore, 1999, in 8, pp. XLHI-166. S.p.
Educatelo questo popolo, istruitelo, rendetelo onesto; inculcategli i principi del vero, del giusto, del buono; non lo adulate, né lo disprezzate, ma fate il suo bene in qualunque modo e sempre, sia pur anche a suo marcio dispetto; ma verrà il giorno che comprenderà il benefìzio ricevuto e saprà apprezzarlo (pp. 57-58).
L'intento pedagogico espresso in queste poche righe, attraversa in realtà tutto il manoscritto che Pompeo Bertolazzi sistemò nei 1896 e donò Tanno successivo all'allora sindaco di Bologna Alberto Dall'Olio, con l'intento di rinnovare l'attenzione per il Risorgimento italiano, attenzione che era andata crescendo già dal 1888 con l'allestimento in occasione dell'Esposizione Regionale del Tempio del Risorgimento , un padiglione fieristico sulle colline di San Michele in Bosco e che culminava nell'inaugurazione del Museo del Risorgimento il 12 giugno 1893.
I manoscritti di Bertolazzi, qui trascritti e commentati da Giovanni Guidi, racchiudono una serie di cronache delle rivoluzioni bolognesi del 1831, 1843 e 1848, (scritte da Bertolazzi tra il 1850 e il 1853) e quella del 1849 (completata solo nel 1890). Costante nella narrazione di Bertolazzi è dunque il desiderio di educare, tramite il racconto e la memoria, quelle masse popolari, la cui ignoranza era stata una delle cause principali che avevano portato al fallimento di tante insurrezioni negli anni preunitari. Figlio di un commerciante, cresciuto in ambiente liberale, Bertolazzi era giunto, tramite la lettura di autori come d'Azeglio e Farini, ad una critica moderata del Governo pontificio e, al tempo stesso, ad una ancor più aspra dell'azionismo mazziniano. Esponente della piccola borghesia bolognese, egli appoggiò il pensiero liberale moderato pur biasimando la discordia tra le varie fazioni politiche. Le insurrezione isolate e prive di guida sono al centro della sua critica più serrata, mentre il suo punto di riferimento privilegiato diviene il Piemonte sabaudo, verso cui tuttavia non mancarono le critiche, in modo particolare per non aver saputo coinvolgere nella lotta le masse popolari, masse che, al contrario, con un'adeguata educazione, avrebbero sicuramente costituito il punto di forza dell'esercito.
La plebe lasciata senza guida rischiava infatti di provocare solo disordini ed anarchia, come accadde in Bologna nei mesi che seguirono la giornata dell*8 agosto 1848 quando fu dato in comi nei amento alle stragi ed alle rapine colla uccisione di un giudice processante. [...] Cotesti scellerati, armati di tutto punto, scorazzavano le