Rassegna storica del Risorgimento

DE CANDIA ; MARIO ; TENORE ; MUSICA ; COLLEZIONISMO
anno <2000>   pagina <455>
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Libri e periodici 455
vie delle città di giorno e di notte e dovunque recavano il terrore e la morte (pp. 46-47).
Tuttavia della giornata dell'8 agosto Bertolazzi, allora comandante della Civica, fa un resoconto positivo, volto a sottolineare in primo luogo la capacità della gente comune di respingere le armate austriache: nonostante la mancanza di un coordina­mento centrale, i popolani si organizzarono e fronteggiarono gli austriaci senza poter contare né sull'appoggio dei nobili che avevano preventivamente abbandonato la città né di alcune migliaia di giovani volontari che erano occupati a combattere nel Lombardo-Veneto. Diverse furono le giornate del maggio 1849, quando venne tentata una organizzazione centralizzata delle truppe popolari per difendere Bologna, in modo da evitare l'anarchia. Ancora una volta, però, ciò che mancò alla classe liberale, a quei giovani Minghetti e Berti Pichat, fu la capacità di avviare una educazione dottrinale delle classi popolari per avvicinarle al movimento nazionale.
Il testo del Bertolazzi, conservato fino ad oggi in forma manoscritta tra le carte dell'archivio del Museo del Risorgimento di Bologna, è uno dei tanti documenti che ci riportano a quegli anni del Risorgimento nazionale densi di tensioni sociali e di spirito d'azione, ma anche e soprattutto a quella pedagogia volta a fare gli ita­liani propria dei governi dell'Italia liberale. Riproporla oggi a studiosi e a lettori cu­riosi significa aggiungere un tassello prezioso, sia pur di limitato ambito locale, alla complessa storia italiana dell'Ottocento.
ELENA MUSIANI
FULVIO CAMMARANO, Storia politica dell'Italia liberale. 1861-1901) Roma-Bari, Later­za, 1999, in 8, pp. 552. L. 65.000.
Nel titolo stanno, con forza e chiarezza, le ragioni del libro: ricostruire una sto­ria del nostro Paese, nella fase più critica della sua vita (quella d'avvio e quella di costruzione) condotta sul terreno della storia politica, dove gli eventi si intreccia­no con la teoria ma non ne sono sopraffatti, dove i protagonisti sono tutti presenti, sia nel campo delle maggioranze come in quello delle minoranze, sia che si presenti­no come gruppi di governo o di opposizione. Significativo poi 1' ambito cronologico 1861-1901 con ragione giustificato dall'autore come riflettente la fase di na­zionalizzazione della politica, fase chiusa da quella casi di fine secolo che cambiò gli scenari (anche in chiave internazionale) e i volti dei protagonisti (scomparivano definitivamente gli uomini che avevano fatto il Risorgimento e iniziava la stagione di un nuovo risorgimento, quello della modernizzazione). Con Giolitti si chiudeva la fase liberale classica e iniziava, scrive Cammarano, l'esperimento dello stato ammi­nistrativo, un modello diverso, più complesso per le maggiori implicazioni e forze in campo (politiche, economiche, culturali).