Rassegna storica del Risorgimento
DE CANDIA ; MARIO ; TENORE ; MUSICA ; COLLEZIONISMO
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2000
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pagina
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456
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456 Libri e periodici
Il saggio di Cammarano si apre sull'Italia del 1861, uno Stato costruito sull'impianto del Piemonte sabaudo a cui si riconosceva un primato d'azione non messo in discussione neppure dal consenso popolare espresso nei giorni delle annessioni, consenso considerato dalla classe dirigente moderata un fenomeno [...] privo di ogni intrinseco valore di legittimazione dal basso ; uno Stato dove il sovrano non esitava a ritagliarsi spazi precisi di intervento in politica anche in contrasto con i suoi ministri, evitando però di scontrarsi con il Parlamento. Di quegli anni Cammarano discute le questioni di fondo: dall'unificazione amministrativa a quella territoriale, il formarsi di una classe dirigente liberale che nella propria progettazione politica faceva tesoro delle lezioni tratte dal costituzionalismo inglese e francese pur riconoscendo la necessità di adeguare quei modelli alla realtà di un paese dove la rivoluzione borghese era ancora incompleta. A Minghetti, Ricasoli, Peruzzi, De Sanctis, a tutta la stagione della Destra Storica, vengono dedicate pagine intelligenti: nessun problema è trascurato, nessuna questione di fondo dimenticata. Anche le forze di opposizione, quelle prive di legittimazione costituzionale (repubblicani, anarchici, socialisti, cattolici) trovano spazio ampio dentro quella storia, attraverso il racconto dell'azione dei loro leader del crescere di numero e per qualità organizzativa delle loro associazioni.
Tra declamazioni progettuali di riforme profonde in campo istituzionale e sociale e delusioni per le deboli realizzazioni si apriva e si consumava l'età di Depretis, che Cammarano discute sia sul terreno della politica intema, sia su quello della politica internazionale: erano gli anni del Congresso di Berlino, dove l'Italia fu rappresentata da una diplomazia cauta e, in parte, impreparata; e poi della Triplice Alleanza letta da parte moderata come un rafforzamento della monarchia e dalle opposizioni come un'alleanza innaturale, contraria non solo allo sviluppo della democrazia, ma agli interessi nazionali, quasi un oltraggio alla tradizione risorgimentale. Seguono poi pagine di ampio respiro dedicate al progetto politico Crispino, una stagione di ripresa del paese, di passionalità politica espressa sia dalle forze al governo che da quelle dell'opposizione. Oltre metà del volume è dedicato da Cammarano alle vicende politiche italiane dell'ultimo ventennio del secolo XIX, ai protagonisti e agli eventi, alle trasformazioni culturali e sociali di un paese che, come si dice nelle pagine conclusive, entrava nel nuovo secolo con una raggiunta identità nazionale ma privo di identità politica. Tutti, almeno a parole, volevano le riforme e il progresso, quasi nessuno le intendeva come esito di un processo politico. La comprensione di questa tendenza profonda nella cultura italiana condurrà Giolitti a riprendere di fatto la grande intuizione minghettiana: la legittimazione si poteva trovare sterilizzando la politica o, per dirla nei termini classici, tenendo l'ingerenza dei partiti fuori dalla giustizia e dall'amministrazione. Nasceva un tipo di identità nazionale moderna, diverso dai modelli che avevano ispirato l'origine del processo di unificazione.
FIORENZA TAROZZI