Rassegna storica del Risorgimento
DE CANDIA ; MARIO ; TENORE ; MUSICA ; COLLEZIONISMO
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2000
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475
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Vita dell'Istituto
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ducato, le Reali Truppe, formate da oltre 3.500 uomini, lo seguirono a Mantova e parteciparono ai movimenti dell'armata austriaca in Lombardia. Non furono impiegate nella battaglia di Solferino e dopo rarmistizio di Villafranca furono radunate nei pressi di Padova, Vi rimasero fino al 1863, quando, con una toccante cerimonia, furono sciolte ed inquadrate, nella maggior parte, nell'esercito imperiale. Fra gli Stati preunitari, fu l'unico esempio di fedeltà al sovrano in rebus adversis, come fu scritto sulla medaglia commemorativa distribuita alla truppa.
L'intensa mattinata si è conclusa con la relazione del gen. prof. Concetto Tinè su Cavour e l'ultimatum austriaco del 1859 . Il prof. Tinè, docente nell'Accademia militare di Modena, ha sviluppato l'argomento prendendo le mosse dalla Questione Italiana, introdotta nel Congresso di Parigi del 1856 dal Cavour che, per risolverla, pose le basi di un negoziato difensivo con Napoleone 111 congiunto ad un progressivo isolamento dell'Austria. L'Austria reagì intimando al Piemonte di sciogliere i corpi volontari e di consegnare i disertori austriaci e assegnò un termine di tre giorni per la risposta. La risposta non fu considerata soddisfacente e il 21 aprile 1859 l'Austria apri le ostilità diventando Stato aggressore e rendendo operativo il trattato sardo-francese.
Nel pomeriggio i lavori sono ripresi con la relazione della dott.ssa Nina Qua-renghi, socia del Comitato di Mantova e autrice di un recente libro su L'altra battaglia di Solferino e San Martino . La dottssa Quarenghi ha ricostruito la battaglia attraverso le voci di chi la visse in primo piano: voci di soldati e di civili. Il fatto d'armi che sconvolse la vita dei valligiani, sudditi austriaci, lasciò dietro di sé morti, feriti e distruzioni che impegnarono la popolazione locale, mobilitata dalle intendenze militari, le cui dotazioni in ambulanze e centri di soccorso si rivelarono insufficienti. Sorsero spontanee organizzazioni di civili volontari che si prodigarono a soccorrere i feriti e a ricoverarli in luoghi di fortuna quali chiese, scuole, asili ed anche abitazioni private. Fra questi volontari spicca la figura del commerciante Henry Dunant che, dall'esperienza vissuta nella battaglia, maturò l'idea del movimento internazionale della Croce Rossa.
Alla relazione Quarenghi ha fatto seguito quella di Stefano Boni, consigliere del Comitato. Stefano Boni ha trattato la Crisi di Villafranca prendendo lo spunto dal diario del duca di Modena Francesco V che, costretto dagli eventi a lasciare Modena, riparò a Mantova con le sue truppe che furono inquadrate nell'armata austriaca.
Francesco V fu assegnato al quartiere imperiale e vide ed annotò, dopo la battaglia, un andirivieni di parlamentari francesi e piemontesi intenti a negoziare lo scambio di prigionieri. Dopo pochi giorni sopraggiunsero voci di armistizio ed infatti lo stesso imperatore, nei primi del luglio 1859, lo informò che Napoleone ELI gli aveva proposto un armistizio onde sospendere, intanto, l'effusione di sangue ed aggiunse che gli era difficile non accettare. Francesco V, di rimando, osservò che se l'inimico lo chiedeva era segno che a lui era utile al che l'imperatore rispose essere rarmistizio utile anche a lui, perche attendeva rinforzi per difendere Venezia, minacciata dalla flotta francese. In seguito l'imperatore informò Francesco V sulle basi del negoziato: cessione della Lombardia alla Francia che l'avrebbe trasmessa al