Rassegna storica del Risorgimento

Granducato di Toscana. Storia politica. Secolo XIX
anno <2000>   pagina <484>
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Gabriele Pontini
re ad una proposta da parte della potenze della Santa Alleanza (i cui scopi erano ben altri) di introdurre istituzioni costituzionali nei vari Stati della penisola.
Il governo toscano, come tutti quelli post-Restaurazione, era assoluta­mente contrario a quest'ipotesi. Dopo il Congresso di Vienna il Granducato aveva abbandonato l'atteggiamento di equidistanza che aveva mantenuto durante gli ultimi decenni dei XVIII secolo e si era legato a doppiò filo all'Impero asburgico,3) soprattutto per quanto riguardava la politica estera. Ferdinando III e i suoi ministri, convinti della superiorità del modello toscano, così come si era venuto configurando dagli anni di Pietro Leopol­do rispetto agli altri Stati italiani, avevano invece tutto l'interesse a preserva­re la propria autonomia interna per garantire l'equilibrio economico e sociale della regione.
Il ministro toscano inviato a Lubiana, il titolare della Segreteria di Stato principe Neri Corsini, che aveva già rappresentato il Granduca al Con­gresso di Vienna, giunse nel capoluogo sloveno il 16 gennaio 1821, e il giorno seguente incontrò Metternich e l'imperatore Francesco I, fratello del Granduca. Il cancelliere austriaco specificò subito che il ruolo dei rappre­sentanti italiani era solo quello di
attestare qual sia l'opinione dei loro Sovrani tanto sull'affare di Napoli e sul modo di terminarlo, quanto sulle conseguenze che potrebbe avere per la tranquillità dei Stati della Penisola qualunque cambiamento delle forme di Governo che ve­nisse introdotto in quel regno con l'autorevole consenso delle principali porenze d'Europa .4)
L'Imperatore era invece interessato ai possibili contatti fra i carbonari milanesi e quelli toscani, riferendosi in particolare a Federico Confalonieri e Giuseppe Pecchio, che avevano soggiornato a Firenze nell'autunno 1820 e sui quali erano già in corso le indagini che avrebbero portato all'arresto del primo dopo i moti piemontesi del marzo 1821. Corsini rispose che
la Polizìa austriaca di Milano per mezzo della Legazione ci aveva fatto av­vertire; che detti soggetti erano stati ben vigilati e che a riserva di un discorso assai ardito tenuto dal secondo in una casa particolare non avevano dato motivo di lagnanza; che adesso erano partiti e di tutto era stato reso inteso il conte Ficquel-mont [ambasciatore austriaco a Firenze, n.d.r.].
3) Sull'argomento mi permetto di rimandare al mio saggio Tra Corsini e Fosso/fibromi. La politica estera del Granducato di Toscana nei primi anni della Restaurazione (1814-1820), di prossima pubblicazione sulla Rassegna Storica Toscana.
4) ASF, Esteri, f. 1.128, ins. senza numero; dispaccio di Corsini a Vittorio fossombro­nì, Segretario agli Èsteri e direttore delle Reali Segreterie, 17 gennaio 1821.