Rassegna storica del Risorgimento

Granducato di Toscana. Storia politica. Secolo XIX
anno <2000>   pagina <485>
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Mettermcb e la Toscana (1821-1822) 485
Quanto poi agli altri individui provenienti da altri Stati non eravamo stati av­visati dai Stati medesimi, né dalla polizia austriaca, e che perciò non si era potuto fare altra vigilanza che la solita che si esercita su tutti i forestieri non conosciuti. L'Imperatore andò più oltre, e m'accorsi che dai suoi rapporti gli risultava che la mossa dei milanesi fosse stata motivata anche dalla loro intima corrispondenza con qualche Toscano di famiglia distima. Mi accorsi bene a chi alludeva, ma non volendo io essere il primo a nominarlo lasciai che l'Imperatore stesso lo facesse, come di fatti lo fece, nella persona del Marchese Gino Capponi.
Avendomi domandato di quale famiglia Capponi fosse, risposi che esso era appunto l'unico figlio del rispettabilissimo Marchese Roberto, uno dei più devoti ed affezionati sudditi e servitori del nostro real Sovrano, e che questo giovine educato in ottimi principi, ed anche istruito non aveva mai dato motivo di lagnanza o rimproveri per il suo contegno in Toscana; ma che nei suoi viaggi aveva contratto delle non buone relazioni per le quali finora senza sua colpa il suo nome si poteva esser trovato compromesso, ed aver figurato nei rapporti pervenuti a S.M. .5)
Dalle parole di Corsini emerge chiaramente come la polizia toscana, il Buon Governo, cooperasse attivamente con quella austriaca per sorvegliare i carbonari e i dispetti di liberalismo; ma in questo caso specifico, trattandosi di un'esponente di una famiglia nobile particolarmente legata al Granduca, si escludeva ogni coinvolgimento, attribuendo ad un comportamento giova­nile poco prudente i dubbi austriaci.
L'obiettivo era quello dì preservare l'immagine idilliaca di una Toscana pacifica, saggiamente governata e priva di società segrete,6) anche per evitare una possibile presenza di truppe imperiali nel paese.7)
Nel caso di Gino Capponi i sospetti della polizia austriaca avevano qualche fondamento, poiché egli era legato da profonda amicizia e idee comuni a Confalonieri,8) a favore del quale aveva scritto una lettera di rac-
5) Ibidem.
Q Un'immagine contro cui polemizzò fin dal 1853 Giuseppe Montanelli eon argo­menti non privi di efficacia; cfr. G. MONTANELLI, Memorie sull'Italia e specialmente sulla Toscana, in Opere politiche, a cura di P. Bagnoli, Firenze, Polistampa, 1998, voi. II, t. II, pp. 7-12.
ì) Nicomcde Bianchi nella sua Storia documentata della diplomazia europea in Italia, To­rino, Unione tipografico editrice, 1865, voi. II, pp. 14-15, fa riferimento alla volontà austriaca di occupare militarmente la Toscana nell'estate del 1820 per prevenire una possibile estensione della rivoluzione napoletana nell'Italia centrale; ad impedirlo avrebbe contribuito la ferma posizione dì Ferdinando III e Fossombroni. Se anche un tale episodio avvenne probabilmente non fu per amore di indipendenza, ma per timore delle conseguenze che ne sarebbero derivate.
8) Sui rapporti fra i due emersi durante il processo a Confalonieri cfr. / Costituti di Federico Confalonieri, a cura di A. GlusSANi, Roma, Istituto storico italiano per l'età moderna e contemporanea, 1956, voi. IV, ad indiceni.