Rassegna storica del Risorgimento

Granducato di Toscana. Storia politica. Secolo XIX
anno <2000>   pagina <486>
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Gabriel* Paolirti
comandazione a Carlo Alberto. Capponi aveva conosciuto il principe di Carignano nel 1817 durante il soggiorno a Firenze all'epoca del suo matri­monio con la figlia di Ferdinando III; in quell'occasione si era parlato dell'Italia, del mandar via i tedeschi e d'altre simili cose;9) tuttavia di fronte alle assicurazioni di Corsini Francesco I si disse soddisfatto.
Per quanto riguardava la situazione napoletana l'identità di vedute fra Toscana ed Austria era invece completa:
La prima e fondamentale istruzione era di andar di pieno concerto col suo Ministero; che il mio Sovrano non conoscendo il vero oggetto dell'Invito dei Ministri Italiani, non aveva potuto darmi istruzioni speciali e precise ma che due cose mi aveva raccomandato; la prima di far comprendere la necessità di non ritardare ulteriormente l'esecuzione di una misura efficace per venire a un risultato che distrugga l'opera della rivoluzione. La seconda di non aderire a veruna innovazione sostanziale nella forma di Governo di quel paese e che fosse tale da formar stato e dare esempio a cangiamenti politici nelle istituzioni degli altri Stati.
Allora fu che io stimai dovergli rammentare la perfetta legislazione dell'Augusto Suo Genitore e confermata e migliorata ancora secondo i di lei principi fonda­mentali, e gli dissi che sarebbe stato colpevole verso il Sovrano e la Patria qualun­que toscano avesse voluto avventurare i benefìci di questa legislazione con intro­durre nuove istituzioni, che oltre i pericoli dai quali erano circondate, non avevano il sigillo dell'esperienza come fortunatamente l'aveva una legislazione stabilita da 40 anni [...].
Entrato quindi sull'articolo del passaggio di un Corpo della sua Armata di­retta per Napoli, ebbi luogo di pariargli estesissimamente dell'impossibilità dì trovar foraggi per i cavalli, ed esso ne rimase pienamente convinto. Gli dissi fra le altre cose che in questa spedizione più politica e morale che militare, conveniva evitar ogni cosa che potesse ragionevolmente turbare la quiete e l'interesse degli agricolto­ri, che sono in Toscana Ì migliori amici ed il più saggio appoggio del Governo.10)
Ferdinando III e i suoi ministri temevano che la situazione napoletana avesse ripercussioni anche nel Granducato, di cui veniva sottolineata l'asso­luta tranquillità; l'eredità leopoldina, considerata come un qualcosa di non perfettibile perché completamente in sintonia con le caratteristiche del paese, continuava a dominare l'immagine che Vélite dirigente toscana voleva offrire all'interno e all'estero. La presenza di consistenti forze austriache di passag­gio nel Granducato alla volta di Napoli (contro cui l'intervento armato era già stato deciso ancor prima dell'inizio del Congresso) era visto con timore non perché considerato un vulnus alla sua sovranità, ma per i possibili disagi che l'approvvigionamento dell'armata avrebbe potuto arrecare allo statico equilibrio delle campagne.
?) Sull'amicizia fra Cappo*, Gonfalonieri e.Carlo Alberto cfr. G. SPADOLINI, Ottocento minore e maggiore, Firenze, Le Monnier, 1992, pp; 3-12.
,0J ASF, Esteri, f. 1128, cit.; Corsini a Fossombroni, 17 gennaio 1821.