Rassegna storica del Risorgimento

Granducato di Toscana. Storia politica. Secolo XIX
anno <2000>   pagina <487>
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Mettemicb e la Toscana (1821-1822) 487
Corsini, quale rappresentante di uno Stato decisamente minore, non aveva certo la possibilità di influire sulle decisioni dei Congresso, ma non mancava di incontrarsi con le principali figure della diplomazia europea, e i suoi rapporti presentano molti particolari interessanti.
Parlando con Nesselrode,11) ministro degli esteri dello Zar, Corsini ri­badì fermamente la necessità di intervenire al più presto a Napoli per stroncare la possibile influenza della rivoluzione sugli altri Stati della peni­sola. In un successivo colloquio con lo Zar Alessandro I, che con la stessa vena mistica che gli aveva suggerito la Santa Alleanza parlava di una cospi­razione generale europea per rovesciare l'ordine stabilito nel 1815, Corsini suggerì che i fatti di Napoli erano un'ottima occasione per dimostrare 12)
che il sublime concetto della Santa Alleanza era una garanzia saldissima dell'attuale ordine di cose e dei principi monarchici, e che di questa garanzia si sarebbe fatta l'applicazione ai paesi che avessero alzato lo stendardo della rivolta contro questi principii .
Circa il futuro istituzionale del Regno Delle Due Sicilie una volta sconfìtta la rivoluzione, lo Zar auspicava vagamente un sistema che promet­tesse stabilità nelle istituzioni e soddisfazione nella Nazione . Su questo argomento Corsini era particolarmente sensibile, poiché voleva evitare ad ogni costo qualsiasi novità che andasse al di là del semplice carattere ammi­nistrativo.
Ora io gli osservavo che trattava di una questione mista e pregiudicata da avvenimenti scandalosissimi, e al sommo degradanti l'autorità Reale, onde qualun­que cosa si facesse e che remotamente simpatizzasse con alcuna delle istituzioni costituzionali sembrerebbe una concessione fatta alla rivoluzione, ed avrebbe un'influenza necessaria ed immediata a danno di tutti gli altri Stati d'Italia, e non solo di quelli dove il germe rivoluzionario è già sviluppato o prossimo a sviluppar­si, ma anche dei paesi dovè, come in Toscana, la nazione è tranquilla e contenta delle sue istituzioni, che hanno oramai il sigillo di una lunga e felice esperienza, e che hanno riscosso l'encomio degli uomini più illuminati delle altre Nazioni.
E rivolgendomi a parlare dello stato morale del Regno di Napoli a cui queste istituzioni vorrebbero applicarsi, non potei dissimulare che gli elementi che compo­nevano quella Nazione erano tali da abusare e corrompere qualunque istituzione liberale (se dopo l'abuso di questa parola può qualificarsi in tal guisa alcuna istitu­zione politica benché dettata dalla saviezza) giacché nel Regno di Napoli vi era la quasi totalità della nazione in un grado di civilizzazione molto inferiore a quella
"> Ivi, Corsini a Possombroni, 19 gennaio 1821. Per tutta la durata del Congresso Corsini non perde occasione per informare Possombroni di ogni novità; viceversa le lettere di quest'ultimo sono pochissime.
t) Ivi, Corsini a Possombroni, 21 gennaio 1821.