Rassegna storica del Risorgimento

Granducato di Toscana. Storia politica. Secolo XIX
anno <2000>   pagina <489>
immagine non disponibile

Mettermeli e la Toscana (1821-1822) 489
Negli ambienti del Congresso, diversificato sui mezzi ma concorde sui fini che dovevano essere raggiunti, causarono una certa impressione le dichiarazioni del rappresentante della Santa Sede, Cardinale Spina. Questi nella conferenza del 26 gennaio aveva apertamente spiegato che le sue istruzioni gli vietavano di partecipare attivamente al Congresso, dal mo­mento che Pio VII aveva deciso di mantenere una posizione di stretta neu­tralità.19) Corsini ritenne molto imbarazzante quest'atteggiamento del ponte­fice, e avrebbe preferito non renderlo pubblico perché in netto contrasto con le dichiarazioni delle Potenze che avevano definito la rivoluzione napo­letana opera di una setta empia, nemica della Religione e de' Troni.20)
Alla fine di gennaio i preparativi per l'attacco contro gli insorti napo­letani erano in pieno svolgimento, e l'ambasciatore austriaco a Firenze aveva informato Fossombroni che il corpo di spedizione che avrebbe attraversato la Toscana sarebbe stato molto più numeroso del previsto, ammontando a circa 60.000 uomini. Tale notizia allarmò il Granduca e i suoi ministri, poi­ché, a causa delle inevitabili forniture necessarie ad una simile massa di truppe, erano a rischio i consolidati equilibri delle campagne; Fossombroni scrisse subito a Corsini, affinché si adoperasse perché il numero dei soldati fosse molto minore. Fra gli argomenti portati a sostegno di questa richiesta vi erano il pessimo stato della strada fra Modena e Firenze a causa dell'inverno, la grande scarsità di foraggio per i cavalli, ma soprattutto la necessità politi­ca, militare e morale di far attraversare da gran parte dell'armata Romagna e Marche.21) Queste regioni erano indicate da Fossombroni come possibile meta di una controffensiva napoletana o di un'insurrezione carbonara, vista la loro instabilità politica; infine non era opportuno che
gli abitanti pacifici di uno Stato con intimi e beneaugurati rapporti coli'Austria dovessero sostenere i disagi e le perdite inseparabili dal passaggio delle truppe quan­tunque disciplinate come sono le truppe austriache, specialmente quando il loro numero eccede i mezzi del paese che deve riceverle, e su questo proposito non potrà non convenirsi che l'aggravio dei bene intenzionati ridonda in vantaggio dei perversi per l'incoraggiamento che essi prendono dal vedersene esentati w.22)
In seguito i generali austriaci indipendentemente dalle pressioni di Fossombroni - - fecero passare la maggior parte del corpo di spedizione sul versante adriatico, ma i timori dei governanti toscani evidenziano come
,9> A. TÀMBORRA, 1 Congressi della Santa Alleanza dì Lubiana e dì Verona e la polìtica della Santa Sede, in Archivio Storico Italiano, 1960, n. I, pp. 193-194.
*a ASF, Esteri, f. 1128, cit., Corsini a Fossombroni, 30 gennaio 1821.
t Ivi, Fossombroni a Corsini, 26 gennaio 1821.
2?) Ibidem,