Rassegna storica del Risorgimento

1849 ; FRANCIA ; REPUBBLICA ROMANA (1849)
anno <1914>   pagina <681>
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Bibliografia 681
sagerazioni ed eccentricità del Ferrari, e metterne in luce il lato buono, cori conchiude: (p. 314) Guardiamoci attorno. H regno d'Italia è vera­mente unitario? Bov è la Parigi italiana, la capitale preponderante da cui s' irraggiano le vie della fiecuezza commerciale ed industriale ; il gran faro di cultura della nazione, il centro morale che imponga a tutte le pro­vince le sue idee le sue glorie le sue mode? Boma, inferiore di popola­zione a Napoli e a Milano nonostante l'artificiale assorbimento burocratico prodotto dall'accentrainenfco, è vinta economicamente anche da Torino, da Genova, perfino da Bologna, intellettualmente eclissata da Firenze. No­nostante gli enormi vantaggi di essere sede del governo, dove sono i giornali che possono competere col OorHmi della Sera o colla Stampa f Quali scuole, quali idee, quali uomini ha essa imposto all' Italia? Perfino la sua unica affermazione di vitalità, che si ha nel campo letterario, si svolge- nella forma dialettale, come ad esprimere inconsciamente la inca­pacità di Soma, capitale semplicemente della sua regione, ad essere la capitale della nazione . Frasi queste che si fondano su errati o almeno non provati concetti delle. funzioni della capitale, e della nazionalità. L' A. afferma poi che il iford s'è arricchito a spese del Sud : e vuole la divisione in dieci regioni lasciando allo Stato soltanto gli affari esteri, guerra e marina, sistema doganale, ferrovie; ;è poste. Amiche i patrocina­tola ìPun saggio decentramento amministrativo converranno ohe l'A. pretende tròppo, volendo in una paginetta dettare la riforma dell' intera nazione.
Da ultimo vi-le la professione religiosa : (p. 317) Io aborro l'anti­clericalismo bestiale (sic). .. Ateo, rispetto la liberta di credere. Ma non vuole che rimanga più, a lungo il nemico, lo spirituale avvoltoio che rode le viscere dell'Italia.. . . Chi non sa astenersi da tali sfoghi polemici, non possiede la prima dote dello storico : l'imparzialità.
L'A. conchiude l'opera: .Solitario per la necessità della sua gran­dezza, non fu compreso dal suo tempo che precorreva colla profetica virtù, del genio ;.. solo richiarato dalla tremula lampada del dubbio che rendeva più paurose le tenebre*.. lìceva incontrato sul suo cammino un'ultima grande ombra* cupa di profondità inesplorate e corrusca di lampi abba­glianti come una nuvola di tempestaa Hegel (p. 319). Siamo in pieno futurismo. Storico, prima di Mar* aveva con Vico spiegato la storia come lotta di classi... Intuizioni divinatorio! nulla potevano contro il fato [ bruto dell' unità.. . Smentito dai fatti egli, come Machiavelli affidava la sua idea all'avvenire che dover* penderle giustizia... .
L'A. si accinse a questo stufilo con un grave preconcetto: che il Ferrari fosse sommo storiooj e lo scopo apologetico appare ad ogni pa­gina : si accinse con una incompleta idea della storia e del compito dello storico, che deve anzitutto cercar la verità dei fatti senza preconcetti