Rassegna storica del Risorgimento

Granducato di Toscana. Storia politica. Secolo XIX
anno <2000>   pagina <491>
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Metternich e la Toscana (1821-1822) 491
Corsini consigliò il principe Ruffo, ministro di Ferdinando I al Con­gresso, di presentare quanto prima un suo progetto per prevenire eventuali iniziative altrui. Il modello dei Senati piemontesi, che provvedevano a registrare le leggi emanate dal Sovrano e potevano anche fare per una volta delle umili rimostranze al Re, fu ritenuto pericoloso in quanto troppo vicino alle funzioni di un vero e proprio parlamento.
Corsini propose invece un semplice Consiglio Consultivo scelto dal Re e da lui presieduto cui si sarebbero potuti richiedere pareri sulle leggi, ma mantenendo la sanzione sovrana quale ultima approvazione delle leggi stesse. La composizione del Consiglio avrebbe dovuto escludere qualsiasi riferi­mento ai vari Ordini dello Stato (Nobiltà, Ecclesiastici, Giudici, Cittadi­nanza) per non farlo assomigliare troppo ad una rappresentanza nazionale. Al Consiglio dei Ministri si sarebbero dovute affiancare due Consulte di Stato, una per Napoli e una per la Sicilia, per soddisfare le richieste di autonomia amministrativa dell'isola; le Consulte non avrebbero avuto l'iniziativa legisla­tiva, ed avrebbero espresso un parere sulle leggi solo se richiesto dal sovrano.
Il piano formulato da Corsini aveva il preciso scopo di evitare che a Napoli venisse stabilito un sistema che, anche se soltanto consultivo, potes­se costituire un precedente per analoghe richieste di riforme nei vari Stati italiani ed in Toscana in particolare. Di qui la possibilità di consentire al Re di rimuovere dai Corpi Consultivi le persone che non avessero più il suo gradimento, la necessità di non scegliere i componenti in base alle provincie e di escludere ogni giuramento da farsi prestare dal Re e dal Principe ere­ditario.29)
Metternich giudicò positivamente il piano predisposto da Corsini,30) così come il rappresentante piemontese a Lubiana conte di San Marzano, che aveva partecipato alla sua stesura;31) Ferdinando I era invece piuttosto ostile alla convocazione dei Corpi Consultivi in determinati periodi dell'anno come se il loro intervento fosse indispensabile [...] lo che avrebbe assimi­lato troppo questi Corpi alle assemblee de' Deputati.32) Il Re dovette ce­dere alle insistenze di Metternich, e nella conferenza del 20 febbraio il prin­cipe Ruffo lesse una Dichiarazione con la quale Ferdinando I si impegnava a riordinare l'amministrazione del suo Stato.33) Prima della chiusura del
scriveva negli stessi termini a Leonardo Frullarli, titolare della Segreteria di Finanze del Gran­ducato: cfr. F. A. GUALTEIUO, Gli ultimi rivolgimenti italiani cit, voi. I (documenti), pp. 370-378.
z>> ASF, Esteti, f. 1128, cit, Corsini a Fossorabroni, 5 febbraio 1821.
30) ìbidem.
31> M. AVETTA, Al Congresso di Lubiana eoi ministri dei :rs Vittorio Emanitele J, in il Risorgimento italiano, 1924, fase, I-1J, pp. 213-220.
> ASF, Esteri, f. 1128, dt., Corsini, a Fossombroni, 7 febbraio 1821.
33) Atti del Variamento delle Due Sicilie, voi. IV, cit, pp. 436-437.