Rassegna storica del Risorgimento

Granducato di Toscana. Storia politica. Secolo XIX
anno <2000>   pagina <495>
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Mettmiuh e la Toscana (1821-1822) 495
procedura compilata in altri Stati, e specialmente in Lombardia, per lo che la Corte d'Austria ne ha reclamato la consegna, che le è stata accordata. E parlando della Romagna Pontificia mi è caduto in acconcio di fare osservare la grande diversità che vi è stata fra lo spirito di quelli abitanti, e lo spirito delli abitanti della contigua Romagna Toscana, i quali non hanno dato la menoma inquietudine, ed hanno mostrato il. più deciso attaccamento al nostro sovrano; e essendosi l'imperatore degnato rispondere che questo faceva il più bell'elogio alla saviezza del Governo, ne ho preso motivo per rispondergli che il merito principale era delle buone leggi che la dinastia austriaca aveva dato al nostro paese, e delle cure che il nostro Augusto Sovrano aveva di mantenerle e migliorarle conservando la massima della legislazione vagliante, senza la quale, e senza il vantaggio che i sudditi per esperien­za avevano ottenuto dalla medesima, non si potrebbe sperare quelli stessi felici risultati, che adesso ne abbiamo veduti anche nelle più critiche circostanze .50)
Questo rapporto di Corsini è molto importante, poiché smentisce la consueta, apologetica immagine di una Toscana ospitale rifugio degli esuli espulsi dalle loro diverse patrie e braccati dalla polizia austriaca.51) Le origini di questo mito risalgono al lungo soggiorno nella Toscana degli anni Venti di esponenti di primo piano della rivoluziona napoletana quali Pietro Colletta, Gabriele Pepe, e Giuseppe Poerio con i due figli Alessandro e Carlo. In realtà la politica toscana in materia era ben diversa. Da un lato si voleva presentare il Granducato come un paese assolutamente privo di malcontento grazie all'ottima legislazione leopoldina, costantemente preser­vata e migliorata da Ferdinando III e dai suoi ministri (esempio palese la contrapposizione fra Romagna toscana e Romagna pontificia evidenziata da Corsini). Dall'altro si cercava di evitare che gli esuli giungessero in Toscana, operando cioè preventivamente, e non intimando loro lo sfratto una volta stabiliti nel paese. Subito dopo la fine dei moti piemontesi e napoletani erano stati diramati ordini a tutti i consoli toscani all'estero affinché negas­sero il visto per il Granducato a tutti quegli individui che fossero compresi nelle liste di proscrizione decise dalla autorità restaurate. Questo sistema di controllo preventivo fu applicato con successo nei confronti degli esuli napoletani, piemontesi e spagnoli,52) mentre quelli di Colletta, Pepe e Poerio erano casi del tutto particolari, poiché a favore di un loro soggiorno in Toscana si erano mosse le stesse autorità austriache.53)
ASF, Esteri, f. 2392, cit.; Corsini a Fossombroni, 2 novembre 1822.
51) Sui rema: G/ÀaiaNJ, La Toscana della Restaurazione fra mancata accoglienza agli esuli e censura sull' Antologia , ìiiNnopa Antologia, luglio-settembre 2000, pp. 275-282..
59 ASF, Esteri, reg. 166, prot. 81, aff. 39; ccg. 196, prot. Ili, aff. 30; reg. 209, prot. 124, arT 27.
53) Cr. il rapporto del Presidente del Buon Governo Aurelio Puccini a Corsini del 6 giugno 1824 in A. BARETTÀ, Le società segrete in Toscana, Torino, Utet, 1912, pp. 164-166;