Rassegna storica del Risorgimento

Granducato di Toscana. Storia politica. Secolo XIX
anno <2000>   pagina <498>
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Gabriele Paolini
pena velata da generiche parole M rispetto per la loro sovranità che non mancò di allarmare Corsini. Nella seduta finale del 13 dicembre, i rappre­sentanti delle corti della penisola lessero una dichiarazione per rendere noto il parere dei loro sovrani sull'attività svolta dal Congresso. Corsini insistè di nuovo sulle continue sollecitudini del Granduca per migliorare la prosperità dei suoi sudditi, i quali non avevano mai turbato la tranquillità del paese perché pienamente soddisfatti della legislazione vigente.02)
Credei che per parte nostra mentre si doveva dimostrare la massima ricono-scienza per i sentimenti manifestati nella tanto savia e delicata esortazione che si fa ai Governi d'Italia, si dovesse evitare ogni espressione che potesse interpretarsi come una spiegazione di quello che fosse stato fatto in Toscana, o di quello che volesse farsi per corrispondere alle vedute di dette Corti [...].
Per confermarmi nella mia opinione circa la convenienza di tenere questo tono riservato, mi confortava la mancanza assoluta in Toscana di ogni disordine in materia politica, ed il consenso generale di tutte le persone benpensanti che da molto tempo ravvisano nella nostra fondamentale legislazione e nella cura che prende il Sovrano di farla rettamente eseguire le cause di quella quiete e benessere di cui gode il nostro Paese. Lo stato degli altri paesi, anche prescindendo dal Piemonte e da Napoli, comparisce a tutti ben differente e perciò non deve far meraviglia che altri governi abbiano creduto entrare in qualche dettaglio sul loro interno regime. Difatti i Plenipotenziari della Corte Pontificia mi dissero, che attese alcune false impressioni contratte dai Governi d'Austria e di Russia sulla situazione di quello Stato, credevano di dover approfittarne per distruggere, almeno indiretta­mente, tali prevenzioni e quindi la loro dichiarazione conteneva espressioni analo­ghe .63)
Il Congresso di Verona avrebbe dovuto essere anche la sede di un'an-tieipatrice proposta di Gian Pietro Vieusseux,64) da lui suggerita al ministro austriaco a Firenze Bombelles. Con il suo progetto Vieusseux proponeva65) la creazione di un Regno Lombardo-Veneto con un principe asburgico ma indipendente da Vienna, e la separazione della Sicilia da Napoli; tutti gli Stati italiani avrebbero dovuto avere una Costituzione e partecipare ad una Dieta in Roma, sede di 5 ministeri comuni (interno, esteri, tesoro, guerra, marina). Il generoso quanto inattuabile progetto era in anticipo di venti anni
**) A. ZOBJ, Memorie economico-politiche cit, voi. II, pp. 414-415.
M ASF, Esteriy f. 2392, cit; Corsini a Fossombroni, 15 dicembre 1822.
W Su Vieusseux mi limito a segnalare: R. CIAMPINI, Gian Pietro Vieusseux, i suoi viag­gi, i suoi giornali, i suoi amici, Torino, Einaudi, 1953, passim', G. SPADOLINI, Fra Vieusseux, e Ricasoli, Firenze, Le Monnicr, 1983, pp. 3-132.
65} Questo progetto fu poi pubblicato da Vieusseux solo nel 1848: per il cesto cfr. F. GUARDIONB, Di un nuovo assetto politico degli stati italiani proposto da G. P. Vieusseux per il congresso di Verona, in Rassegna storica del Risorgimento, luglio-settembre 1927, pp. 507-524.