Rassegna storica del Risorgimento
Granducato di Toscana. Storia politica. Secolo XIX
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2000
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pagina
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499
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Mettemìch e la Toscana (1821-1822) 499
su alcune delle tesi di fondo di Gioberti e del neoguelfismo, ma Bombelles si guardò bene dal presentarlo al Congresso.
A Verona Corsini tentò di risolvere alcuni problemi che rappresentavano il tema dominante della politica estera del Granducato. L'Atto finale del Congresso di Vienna e il successivo trattato di Parigi del 1817 avevano stabilito temporaneamente a Lucca i Borboni di Parma, quest'ultima assegnata a titolo vitalizio a Maria Luigia d'Asburgo; alla sua morte i Borboni avrebbero fatto ritorno nel ducato emiliano, e Lucca sarebbe stata annessa dalla Toscana. Prima e dopo il Congresso di Vienna il Granduca si era rivolto al fratello imperatore per anticipare questa annessione ed impedire la costituzione del nuovo ducato lucchese, ma non ottenne nulla; anzi, i trattati gli imponevano di versare alla Duchessa di Lucca e ai suoi successori un appannaggio di 500.000 franchi annui. Al momento della reversione avrebbero dovuto compiersi dei mutamenti territoriali in Garfagnana e in Lunigiana per eliminare le numerosissime enclaves esistenti, che sarebbero state assorbite tutte nel Ducato di Modena ad eccezione del distretto di Pontremoli, rimasto del tutto separato dalla Toscana. Quest'ultima era decisamente contraria ad una tale sistemazione, poiché non aveva intenzione di cedere a Modena la cittadina di Pietrasanta, un domani potenziale scalo rivale rispetto al porto di Livorno; inoltre a Corsini e Fossombroni interessava una completa omogeneità territoriale, omogeneità che volevano assicurarsi subito, senza aspettare la fatìdica morte di Maria Luigia d'Asburgo. Per ovviare a questo problema il governo toscano proponeva uno scambio di territori: Modena avrebbe ottenuto anche Pontremoli, ma lasciando alla Toscana Pietrasanta, Castelnuovo di Garfagnana e altri paesi minori. I vantaggi sarebbero stati reciproci: Modena avrebbe formato un solo Stato con uno sbocco al mare, mentre il Granducato, pur rinunciando a Pontremoli, che era anche sede episcopale, avrebbe finalmente avuto un confine omogeneo e sicuro. La proposta aveva però incontrato l'opposizione del Duca di Modena Francesco IV, per superare la quale Fossombroni e Corsini si erano rivolti a più riprese a Metternich.66)
Un tale affare scriveva Fossombroni non interessa l'Austria meno della Toscana poiché non vi ha dubbio che in mancanza della progettata rettificazione non solo Livorno potrebbe rimanere in caso di guerra paralizzata e tagliata fuori per un colpo di mano di truppe nemiche, ma queste sarebbero inoltre in grado di operare contro le truppe austriache in Lombardia, un diversivo, il quale o non potrebbe aver luogo o restar senza effetto se in virtù della nuova confinatone che si sollecita si stabilissero le forti posizioni a Lei note [...].
*9 Su tutta la questione efir. G. PAGLINI, Tra Corsini e Fossombroni. La politica estera della Toscana nei primi anni della Restaurazione cit