Rassegna storica del Risorgimento

Granducato di Toscana. Storia politica. Secolo XIX
anno <2000>   pagina <501>
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Metternich e la Toscana (1821-1822) 501
menta e di non eseguire i lavori di maggiore utilità o bisogno dello Stato. Il metodo di non pagare s'estende anche ai minimi oggetti di servizio della Casa Sovrana. L'amministrazione pubblica è più che mai concentrata nella volontà soltanto di S.M, la duchessa, e di chi gode della sua particolare confidenza. Tutto procede con un sistema che non è sistema alcuno di governo talché neppure nelle circostanze gravissime recenti né i ministri sonosi mai adunati per alcun affare collegialmente al cospetto di S.M., né d'ordinario mai consultati, e ascoltati individualmente. Il Ministero stesso della Polizia 0è- trovato compreso nella spiacevolissima diffidenza verso tutti mostrata dalla Sovrana, la qua! servesi d'una Polizia sua particolare.
A Verona Corsini espose a Metternich la situazione nel dettaglio.72) Quella della Duchessa di Lucca era la condizione di un principessa usu-fruttuaria, perché governava uno Stato soggetto ad una reversione certa, che avrebbe avuto luogo ad un evento immancabile (la morte di Maria Luigia di Parma); ne conseguiva che il suo potere era limitato dalla necessità di conservare il paese nello stato in cui lo aveva ricevuto, senza alterazioni come l'istituzione di nuovi conventi che avrebbero pregiudicato il futuro e definitivo possessore, il Granduca di Toscana o il suo successore. Era quindi necessario mantenere integri i beni che componevano la lista civile nel 1815, revocando tutte le cessioni, non alienare né ipotecare in favore di alcuno le rendite dello Stato già esistenti, e non contrarre alcun debito senza il consenso del Granduca; se ciò non fosse avvenuto, la Toscana avrebbe potuto sospendere il versamento della rendita annua di 500.000 franchi.
In un successivo colloquio con il Visconte di Montmorency, uno dei ministri francesi a Verona, che dubitava che nel 1815 si fosse proibito alla Duchessa di alienare beni e rendite dello Stato, Corsini replicò che proprio perché non erano concesse tali alienazioni era stata garantita la rendita annua suppletoria per formar la somma occorrente al mantenimento della Corte e della Principessa usufruttuaria .73) Metternich, giudicando fondate le proteste toscane, consigliò per il momento di non sospendere il pagamento e di rinnovare i rapporti solo fra le due corti interessate.
Il Principe di Metternich osservò prima d'ogni altra cosa che il Gabinetto Austriaco per mantenersi in una direzione regolare e che non allarmi le altre potenze, come se esso volesse disporre di tutto in Italia contro l'indipendenza dei rispettivi Stati, deve avere l'apparenza di non far mai propri gli affari degli altri Governi, neppur quelli dei Sovrani stretti Alleati e Parenti. Quindi esso pensa che dalla nostra Corte si debbano rinnovare le più forti rimostranze al Governo lucche-
f ASF, Esteri, 1157, ina. 58; memoria di Corsini a Metternich del 29 novembre 1822.
79 ASF, Esttri, reg. 184, prof. 99, aff. 58.